Il tema della morte nella letteratura degli "scapigliati"

Una lezione di anatomia

Il cadavere di una bella fanciulla disteso sui freddi marmi di una sala anatomica, e il clinico che opera la dissezione di fronte ad un uditorio di studenti: questo l'argomento di una poesia pubblicata nel 1863 da Arrigo Boito (1842 - 1918). Noto ai più soprattutto come librettista degli estremi capolavori verdiani, Otello e Falstaff, Boito era stato in gioventù fra i più significativi protagonisti della corrente letteraria che fu detta "scapigliata", e ne condivise temi come quello del contrasto tra il vero e l'ideale, nonché un certo gusto per le immagini forti, senza escludere il macabro.
Ecco dunque, nella sua "Lezione d'anatomia", la salma di una giovane vittima della tubercolosi ("un'etica"), morta in ospedale - fatto che di per sé segnalava a quei tempi una condizione sociale misera - e sottratta alle pie cure del sacerdote, alla pace del camposanto, per essere destinata, appunto, ad una lezione di anatomia.

La sala è lugubre;
dal negro tetto
discende l'alba,
che si riverbera
sul freddo letto
con luce scialba.

Chi dorme?... Un'etica
defunta ieri
all'ospedale;
tolta alla requie
dei cimiteri,
e al funerale:

tolta alla placida
nenia del prete,
e al dormitorio;
tolta alle gocciole
roride e chete
dell'aspersorio.

Delitto! e sanguina
per piaga immonda
il petto a quella!...
Ed era giovane!
ed era bionda!
ed era bella!

Come si vede, la ferita aperta dal bisturi dell'anatomista appare all'occhio del poeta come un crimine, una immonda profanazione perpetrata dalla cinica freddezza della scienza ai danni di una persona umana fatta non solo di organi, ma anche di sentimenti e di bellezza. Inutilmente oltretutto, perché allo scetticismo del poeta la ricerca scientifica appare capace solo di accrescere più i dubbi che le certezze:

Con quel cadavere
(steril connubio!
sapienza insana!)
tu accresci il numero
di qualche dubio,
scïenza umana!
Mentre urla il medico

la sua lezione [...]
io penso ai teneri
casi passati
su quella testa,
ai sogni estatici
invan sognati
da quella mesta.

E naturalmente il massimo dell'emozione sdegnata si raggiunge quando il bisturi colpisce la simbolica sede delle emozioni e degli ideali della vergine, il cuore:

[...] Pur quella vergine
senza sudario
sperò nell'ore
più melanconiche,
come un santuario
chiuse il suo cuore,

ed ora il clinico
che glielo svelle
grida ed esorta:
"ecco le valvole",
"ecco le celle",
"ecco l'aorta". [...]

Chiedere alla scienza materialistica "pace ai morti / e ai moribondi" sarà la logica conclusione, in nome dei sogni e degli ideali più puri. Ma è qui che Boito ci riserva una sorpresa:

[...] Perdona o pallida
adolescente!
Fanciulla pia,
dolce, purissima,
fiore languente
di poesia

E mentre suscito
nel mio segreto
quei sogni adorni...,
in quel cadavere
si scopre un feto
di trenta giorni.

Dunque la povera vergine idealizzata dal poeta era incinta, e la sgradevole crudezza della scienza svela al suo posto la realtà di una ragazza di facili costumi (siamo nel 1865, non dimentichiamolo!). Il "vero" è prosaico, materiale, crudo, non ci potrà mai piacere: ma di fronte ad esso le nostre volenterose sublimazioni non reggono. Tale pare essere la "lezione" che Boito amaramente ricava dalla storia di questa fanciulla.
 
Franco Bergamasco

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