A PROPOSITO DI ASSOCOFANI

CHI È VITTIMA DEL PROPRIO MALE…

Egregio Direttore, prima di addentrarmi nell'argomento oggetto del titolo, mi sia concessa una doverosa premessa. Nel ricevere l'ultimo numero di OLTRE MAGAZINE molti colleghi di ogni parte d'Italia si saranno sentiti più tristi e più soli nel notare l'assenza della rubrica "Il pensiero di ..." curata con saggezza e con passione letteraria dal Collega (con la C maiuscola ) Alfonso De Santis. Mi auguro che questa rivista non voglia lasciarsi scappare una simile "penna" e che si adoperi vivamente e con ogni mezzo per convincerLo a continuare.

Ritornando al proverbio oggetto del titolo, mi sembra spontaneo ed appropriato nell'apprendere, a mezzo lettera inserita nelle riviste del settore, della formazione di una nuova associazione : ASSOCOFANI. La lettera, in data 15 novembre 2004, comunica che un rappresentativo gruppo di costruttori di cofani ha ritenuto utile riunirsi e formare Assocofani, una associazione che si occupi, tra le tante cose, anche della qualità del prodotto. Il gruppo ritiene di dover ritornare sulla strada della qualità citando come esempio eclatante l'unica componente del funerale che ha subito una riduzione del prezzo: il cofano. A questo punto osservo alla fine della lettera i costruttori componenti il gruppo e mi sorge spontanea una domanda di "lubranesca" memoria: non sembra anche a voi, cari colleghi impresari, che tra i tanti ve ne siano alcuni che fino a ieri predicavano il contrario?

In questi ultimi anni abbiamo assistito allo scempio prodotto dal famoso decreto Bersani, con l'invasione di un numero spropositato di nuove agenzie, molte volte aperte da bravi dipendenti che hanno tentato di soppiantare chi fino a ieri era il proprio titolare. Poiché il titolare vendeva solo merce di qualità, non essendo presenti sul mercato cofani così scadenti, il bravo dipendente ha cercato di strappargli i clienti giocando sul prezzo : acquistando cofani di pessima qualità e pubblicizzandone pure i prezzi, cercando di "sputtanare" (mi sia consentito, è il termine più appropriato) chi della qualità aveva fatto per anni un principio irrinunciabile. Alcuni costruttori, fiutando il "nuovo businness" proveniente dai paesi dell'Est, si sono letteralmente tuffati in questo mercato : la loro unica preoccupazione era ed è costruire sempre più cofani.

Tutti gli impresari hanno ascoltato molti rappresentanti vantarsi di essere portavoce di aziende con una produzione italiana di migliaia di cofani annui e di stramigliaia prodotti all'estero: cari costruttori, vi accorgete solo ora del danno prodotto con la fornitura di questi cofani scadenti ? Forse pensavate che riempiendo i magazzini dei bravi dipendenti con questa merce, scomparisse dal mercato la qualità proposta dal titolare... . Certo, per parare il colpo basso, il titolare ha a malincuore dovuto procurarsi anche lui un qualche cofano estero scadente... . Risultato finale: il mercato ha di fatto subito un calo vistoso dei cofani di pregio, leggasi noce, mogano, rovere, per fare posto all'abete, al larice, al tiglio, oppure, se vi piacciono di più queste definizioni, possiamo dire anche "pressatina", "tortiglione", "stampata". Quei cofani, cioè, che quando li fate scorrere sui rulli della vostra autofunebre, i fondi lasciano un velo di segatura sul pianale! Bel progresso, non c'è che dire!

Ho sempre frequentato le fiere del settore e da alcuni anni mi sto chiedendo dove mai andremo a finire: gli impresari acquistano la maggior parte dei cofani fra quelli che non sono presentati in fiera. Li avete mai visti, cari colleghi, gli articoli descritti sopra? Certo, il "made in Italy" è unico al mondo e tutti lo riconoscono, anche nel nostro settore. Come cittadino italiano e come modenese sono onorato che nella mia città venga allestita una fiera così bella e così ricca di quella creatività e genialità tutta nostrana. Ecco perché a mio parere i suonatori (costruttori) nel costituire l'orchestra (ASSOCOFANI) avrebbero dovuto isolare i più stonati.

Qualche buontempone, finto ingenuo, mi potrebbe chiedere di fare i nomi. Troppo facile chiederli a me! Sarebbe bello, invece, che fossero proprio gli stonati ad emettere il primo suono!

Rocco Paltrinieri

…Vogliamo fare una breve riflessione sul momento che vive il nostro settore in Italia. La qualità dei cofani è in calo, così come l'attenzione ai funerali da parte delle famiglie, talvolta meno fiduciose nei nostri confronti e certamente meno propense a spendere. I fatturati ne risentono e il momento non è certo buono. Le cause sono molteplici: la crisi economica certamente influisce, però anche il comportamento degli operatori, negli ultimi anni, è stato determinante. Alcuni fabbricanti hanno spinto sui numeri di vendita, introducendo dall'estero gran quantità di prodotto di prezzo e di qualità inferiori. È chiaro che nel funerario non si possono aumentare i numeri: infatti questa aggressività verso il mercato si è tradotta in una "picconata" al settore. Sul versante delle imprese, bisogna sottolineare che molte hanno contribuito alla discesa, con il loro atteggiamento nei confronti dei clienti e della qualità del prodotto …

… da molti anni sosteniamo l'importanza della tradizione, della qualità, della lungimiranza di vedute e della compostezza nei comportamenti, anche quando atteggiamenti di altri ci avrebbero potuti indurre ad agire diversamente. Se vorremo "moralizzare" il settore, mantenere i costumi e i fatturati, dovremo comprendere che si tratta di una attività che ha numeri e regole diversi da altre, non conciliabili con la spregiudicatezza commerciale e con una forte aggressività sul mercato, tanto dei produttori nei confronti delle imprese, quanto delle imprese nei confronti delle famiglie …

… un cenno alla cremazione, evento in crescita che va "gestito e non subito". Prima di arrivare al forno crematorio c'è un funerale, che deve avere identiche dignità rispetto alla inumazione o alla tumulazione. Questo funerale fa uso di un cofano che ha sempre la stessa funzione pratica, estetica e psicologica. O siamo forse noi i primi a non crederci? …

Guerrino Camporese

Aver dato vita ad ASSOCOFANI è stata senza dubbio una buona idea, ma farlo prima sarebbe stato molto meglio. In quest'ultimo periodo sono avvenute cose incredibili, causate da comportamenti poco sensati. È stato un periodo di vera e propria anarchia produttiva, durante il quale si è fatto di tutto per depauperare gran parte di quel "patrimonio Qualità" di cui andavamo fieri e che molti operatori esteri ci invidiavano. Si è agito come se il problema del numero chiuso non esistesse.

A questo punto porvi rimedio potrebbe essere tardi, ma tentar non nuoce, anche se può sembrare di chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati. I comunicati che abbiamo letto in questi ultimi tempi e che OLTRE MAGAZINE ha ampiamente diffuso col numero di novembre, contengono tante buone intenzioni che, però, se non seguiranno fatti concreti, contribuiranno come altre a pavimentare l'inferno. Prendere iniziative senza tenere conto delle vicende che hanno portato alla "esasperata corsa alla diminuzione del prezzo dei cofani" e di chi ne porta la maggiore responsabilità, potrebbe essere comportamento miope e pregiudizievole.Chi sono i quattro indicati a coordinare la fase di avvio? Li abbiamo visti bene? Alcuni di loro, indubbiamente brava gente, non sono fra quelli che hanno dato forte impulso ai comportamenti che hanno provocato lo sconquasso che ci ritroviamo? Non sono quelli del "mors tua vita mea"? Chi metterebbe Dracula a gestire la banca del sangue?

Sembra sia stato detto che una fase di radicale "disinfestazione" avrebbe potuto far sparire i "pidocchietti" (produttori di rango inferiore). Se questo è avvenuto ora si vada pure a risanare poiché, se si è stati bravini nella prima fase, nella seconda non dovrebbero esserci grossi problemi dal momento che i fastidiosi insetti dovrebbero essere spariti! Ma sono spariti? Oppure un po' tutti stiamo diventando fastidiosi insetti? Detto questo, abbandoniamo le polemiche per essere più propositivi: "Comprare italiano" è il grido uscito da autorevoli voci in questa fase di scombussolamento dei mercati. Anche se può sembrare anacronistico e antistorico in mercati sempre più aperti e globalizzati, dobbiamo aggregarci a quel grido, con l'intento di difendere quel che è rimasto.

Mediante ASSOCOFANI, e in tutta fretta, si dovrà fare qualcosa che assomigli a ciò se non esattamente questo! È il meno che si possa fare. Il comunicato di ASSOCOFANI sostiene che "una azione condivisa è indispensabile per non scivolare sempre più in situazione pesante e incontrollabile". Superfluo dire che quell'azione occorre farla veramente! Deve però essere incisiva e non accontentarsi di un aumento dei prezzi, perché sarebbe un inutile peregrinare fuori dal problema, che peggiorerebbe le cose. L'interesse del settore, come più volte è stato inutilmente detto, dovrà prevalere su molte altre cose altrimenti il "meglio tardi che mai" a poco varrebbe e sarebbe più appropriato "ognuno per sé, Dio per tutti" e buona notte al secchio.

Amerigo Barbieri

Presa visione del comunicato ASSOCOFANI diffuso tramite le più autorevoli riviste di settore in merito al repentino ed oneroso aumento di minimo il 12% su tutti i cofani di qualsiasi tipo ed essenza, l'Ifass Abruzzo, sentito il malcontento di tutti gli Associati e dell'intera categoria funeraria abruzzese che minaccia di dirottare gli acquisti verso chi non aderisce a tale iniziativa, chiede pubblicamente ad ASSOCOFANI un incontro finalizzato ad instaurare una costruttiva collaborazione e, perché no?, azioni condivise di marketing. Negli ultimi anni vi è stato un pieno decadimento di valori da parte delle famiglie dolenti che ora non esprimono più, acquistando cofani di qualità, sentimenti di omaggio e di riconoscenza per una persona cara. Ciò, a mio avviso, è accaduto per motivi diversi: polverizzazione del numero di imprese, decadimento di un "giusto valore" al cofano funebre, pericoloso abbattimento dei prezzi da parte di molti impresari da quando in Italia sono stati introdotti prodotti provenienti da Paesi dell'est europeo, senza rendersi conto che non si può abbassare di mille euro il costo di un servizio se una cassa è stata pagata cento euro in meno.

I cofani italiani, per la bellezza e la lavorazione, sono vere e proprie opere lignee pregiate e delle quali dovremmo andare fieri!!! Marketing condiviso perché? Perché spesso in televisione, anche in occasione del funerale di personaggi famosi, si vedono cofani di tipologie estremamente misere. Semplicità sì, miseria no! Basti pensare che la famosa cassa "De Gasperi", quella nella quale fu sepolto il noto statista, ha tenuto il mercato per circa trent'anni. Oggi, dei funerali "famosi" noi impresari possiamo presentare ai nostri clienti sì e no il 5% di quello che si vede dai media. Il restante 95%, però, è il modello sul quale la gran parte degli italiani si misura … in economia, semplicità, dozzinalità.

Ritengo quindi che una Associazione di produttori di cofani funebri, oltre che parlare di aumenti, debba cercare di riprendere il mercato valorizzando i prodotti. E poi, visto che hanno aperto imprese di pompe funebri soggetti improvvisati che nulla sanno di questo mestiere e che non capiscono la differenza fra un cofano di rovere ed uno di mogano, sarà importante che siano promossi corsi sul legno e sulle tecniche di lavorazione e di vendita dei cofani funebri. Siamo certi che, così, riusciremo insieme a valorizzare veramente il settore.

Pierpaolo Di Rocco

Presidente IFASS ABRUZZO

Non era difficile prevedere che la straordinaria esperienza aggregativa di ASSOCOFANI, e le importanti prime decisioni assunte, avrebbero scatenato immediate reazioni e i più disparati commenti. Lo immaginavano certamente tutti i componenti del Gruppo che hanno comunque inteso dar vita a questa Associazione dimostrando, tutti, una grandissima maturità e la piena consapevolezza che per imprimere una sferzata ad un mercato stagnante e sempre più penalizzante sarebbe stato necessario adottare politiche e strategie condivise.

Conoscete bene tutte le cause che hanno generato una situazione non facile alla quale è necessario porre velocemente un freno. I produttori italiani di cofani sanno perfettamente di avere la propria parte di responsabilità, ma è ingeneroso ed ingiusto non riconoscere come preponderanti tutte le altre motivazioni che sono all'origine del fenomeno. In primis, il mutato atteggiamento culturale della opinione pubblica che, sovente mal consigliata, ha perso rapidamente di vista tutti i significati simbolici del cofano funebre e la testimonianza di omaggio che, attraverso di esso, è possibile manifestare al defunto. Dice bene, inoltre, Camporese: non esiste differenza alcuna, in termini di dignità, fra il funerale di chi ha chiesto di essere cremato e quello di chi verrà tumulato o inumato. Quindi, dobbiamo andare a guardare con estrema attenzione ai valori della tradizione, adattandoli alle mutate esigenze sociali e culturali dei nostri giorni, ma esaltandoli in quello che è l'elemento centrale dell'estremo saluto. Riteniamo che ASSOCOFANI abbia lanciato un preciso segnale agli Impresari italiani. Se, come ci pare di cogliere nel pensiero di Pierpaolo Di Rocco, questo segnale verrà recepito nelle sue valenze positive, allora assisteremo ad azioni condivise ed al conseguente rapido sviluppo, culturale ed economico, del comparto. E, con piacere, ve ne renderemo testimonianza.
 
Carmelo Pezzino

P.S.: anche noi, così come Rocco Paltrinieri e i tanti Colleghi di cui egli si fa portavoce, ci sentiamo un po' più soli senza il consueto esuberante intervento di Alfonso De Santis. Lo abbiamo già detto: le pagine di OLTRE MAGAZINE sono sempre aperte, nella più ampia pluralità di pensiero, a lui ed a tutti coloro che avranno piacere di manifestare la propria opinione. Quindi, se De Santis vorrà continuare a scrivere, saremo lieti di poter attingere ancora molto dalla sua esperienza e dalla sua capacità professionale.

c.p.


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