L'HAMMAM


Il corpo percepito come qualcosa di malato, di morto, che necessita di una cura e di una purificazione nell'acqua. Questa l'esigenza di un famoso pianista marocchino, un uomo che vive nell'ossessione di sentirsi sporco e che è alla ricerca di sé e del recupero della propria infanzia ritornando a frequentare il vecchio hammam, il bagno turco da cui riaffiorano i suoi ricordi di ragazzo, della madre e dei riti di una società che lui ha perduto e vuole ritrovare, insieme alle abitudini dimenticate. Su queste tematiche si muove il protagonista del libro L'Hammam (Einaudi, 2002) di Tahar Ben Jelloun, noto scrittore di origini marocchine che vive a Parigi dal 1971.

"Dentro di me c'è qualcosa di morto che non riesco ad espellere". E non servono le parole rassicuranti della compagna e del medico che gli diagnostica invece una certa depressione, nulla serve a placare la percezione del pianista del cattivo e nauseabondo odore emanato dal proprio corpo. "Il mio male deriva dalla piccolezza di alcuni individui che non rispettano le regole. Ma perché parlare di umanità se sei convinto che siano topi, talpe dal volto umano? Sono fin troppo gentile. È questa la mia malattia, la mia debolezza, la falla da cui passano i topi. Poiché so da dove viene, la mia malattia non è orfana. È così: mi hanno dato una parte di loro, il lato nero della loro anima…Sono i miei nemici, persone che consideravo amiche e che hanno deciso di contaminarmi, forse perché non sopportavano che me ne fossi andato…ho solo seguito la mia strada e sono riuscito a emergere dalla massa". Non si fida di nessuno e neppure del mondo in cui vive.

Ma in questo cammino ha perso contatto con "l'umanità" e con il lato più profondo di sé stesso, che potrà riprendere solo attraverso le cure del vecchio massaggiatore-filosofo Bilal, che conosce il bene e il male: è il primo passo per uscire dal sortilegio, cercare la serenità e vagare per i vicoli di Fès alla ricerca della casa in cui viveva da bambino. Una sensazione e una consapevolezza che non può essere restituita né dalla sua fama e neppure dall'agiatezza. E fondamentale sarà anche l'incontro con il colto Haj Benbrahim, che insieme al confronto fra uomini, stili di vita e manoscritti, metteranno il pianista in condizione di riflettere davvero. L'acqua ha un valore potente e simbolico, che diventa favola e realtà, e si mescola ai sogni, per proteggerlo dai mali del mondo. "Ho bevuto l'acqua dell'oblio sapendo che era un gesto puramente simbolico. Sul momento ci ho creduto. Mi sono persuaso che la mia salvezza stesse nella capacità di dimenticare".
 
 
Nadia Grillo


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