Gustav Mahler e il corno

Abbiamo già avuto occasione di proporre in questa sede alla attenzione dei lettori quel momento straordinario nella storia dei rapporti fra poesia e musica che fu la scoperta da parte di Gustav Mahler (1860-1911) dello Knaben Wunderhorn (Il corno meraviglioso del fanciullo). La raccolta di poesie popolari compilata ai primi dell'Ottocento da Achim von Arnim e Clemens Brentano costituì una autentica miniera per la ispirazione artistica e musicale del compositore, probabilmente anche perché quel mondo di piccole figure umane, simili a quelle che ricorrevano nelle filastrocche popolari o nei libri illustrati per l´infanzia, probabilmente richiamavano alla mente di Mahler, trasfigurate dal ricordo, figure che avevano popolato il piccolo paese della campagna morava dove egli aveva trascorso i suoi primi anni di vita.

Una di queste figure tipiche è quella del soldato; ma le casacche bianche delle armate austroungariche non richiamavano alla mente di Mahler echi della retorica militare imperialregia. Sono figure di soldatini da un lato forse più simili a quelle che vedono gli occhi dell'infanzia, con trombette e spade di latta, ma dall'altro portatrici di un messaggio che inesorabilmente ci riconduce al destino più tipico del soldato: la morte.

È così che in Revelge (Sveglia) un ritmo apparentemente gaio di marcia militare e un vivace "tralali tralala" ripetuto ad ogni strofa accompagnano le parole del soldato, un tamburino che, sotto la finestra della sua bella, chiede aiuto ai commilitoni perché è stato colpito. Ma "ti aiuti il buon Dio" risponde un compagno, "i nemici ci hanno sconfitti, io devo marciare alla morte". Il rullo del tamburino però fa risorgere i cadaveri dei tanti compagni "stesi sul campo come il grano falciato". Essi battono il nemico e sfilano davanti alla casa della fanciulla; ma "la mattina stanno là le loro ossa / allineate come cippi funebri, / il tamburo sta in prima fila, / tralali, tralalai, tralala, / perché lei possa vederlo".

Il riferimento ad un esito di morte è più velato, ma anche più intenso emotivamente, nel capolavoro del breve ciclo, Wo die schönen Trompeten blasen (Dove suonano le belle trombe), di cui alleghiamo parte del testo. È una scena di saluto tra un soldato e la fidanzata, nella quale "la casa di verde erba" che egli le promette altro non è se non la sepoltura che lo attende dopo la battaglia, e le belle trombe di cui parla il titolo non sono quelle di un inno di vittoria, ma annunciano una marcia funebre.

Chi è fuori e chi bussa,
che può svegliarmi in modo così dolce?
È il tuo diletto, alzati e fammi entrare!
Devo ancora restare qui fuori a lungo?
(…) Non piangere, mia amata!
Entro l'anno sarai mia.
Mia sarai come nessuna al mondo è mai stata,
oh amore, sulla verde terra.
Vado alla guerra nella verde brughiera:
là per ogni dove suonano le belle trombe,
là è la mia casa di verde erba.

 
Franco Bergamasco

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