Alla Certosa di Bologna un luogo dedicato alla dispersione delle ceneri

Il giardino delle rimembranze

A ottobre 2006 sono stati ultimati, al cimitero della Certosa di Bologna, i lavori di realizzazione della zona dedicata alla dispersione delle ceneri.
Il "giardino delle rimembranze" risponde alle ultime normative in materia di cremazione, in particolare la Legge n. 130/2001 i cui indirizzi sono stati recepiti dall'articolo 11 della Legge Regionale n. 19/2004 che autorizza la dispersione delle ceneri anche in aree a ciò destinate all'interno dei cimiteri. Inoltre il comma 4 dell'articolo 5 del Regolamento Regionale dell'Emilia Romagna indica che "in almeno un cimitero del comune deve essere presente un giardino delle rimembranze, inteso come area definita in cui disperdere le ceneri". Nell'adempiere al dettato delle leggi sopra citate, il Comune di Bologna ed Hera Bologna, ente gestore dei servizi cimiteriali, concretizzano il desiderio di coloro che richiedono di effettuare la dispersione delle ceneri dei propri cari all'interno del cimitero cittadino.
La scelta di dispersione in un luogo di memoria collettiva, quale il cimitero, traduce forse la necessità, anche per coloro che vogliono la cremazione, di individuare un luogo che dia memoria fisica alla persona cara scomparsa. La dispersione nei cimiteri si aggiunge, naturalmente, alla loro conservazione in urne, alla dispersione in natura e all'affido ai familiari.
Dai dati divulgati da Socrem Bologna si evince che nel 2004 il numero delle cremazioni è stato circa 2000 (il 27,8% dei decessi), mentre nel 2005 risulta essere del 29%, a testimonianza di una significativa crescita destinata, peraltro, ad aumentare ulteriormente. Dal punto di vista progettuale lo spazio individuato per la cerimonia della dispersione è un'area dal perimetro triangolare del cortile del Campo Posteriore al Campo Nuovo Sud, facilmente raggiungibile sia dall'ingresso ai campi nuovi (ingresso Ghisello) sia dal cortile della Chiesa di San Girolamo (l'area più antica del complesso), entrambi serviti da parcheggio.
I luoghi destinati ai defunti, e in questo caso alla cerimonia della dispersione, sono luoghi da progettare con attenzione e con delicatezza. Non solo devono svolgere il servizio al quale sono deputati, ma devono poter essere luoghi di ricordo, di meditazione, di intimità e allo stesso tempo di collettività della memoria. Anche questo progetto concorre alla valorizzazione artistica e architettonica del cimitero comunale, intento perseguito a partire dall'anno 2000 con numerose altre iniziative.
Il Giardino delle Rimembranze è stato disegnato in modo semplice: il fondo è un prato chiuso da un perimetro di siepi e da cipressi che scandiscono ritmicamente i lati dell'intero campo cimiteriale. Al centro lo spazio fissato per lo spargimento delle ceneri, un semplice cerchio, forma geometrica pura, che racchiude un basso cumulo di sassi di fiume bagnati da gocce d'acqua. A questo spazio centrale si giunge, per il rito della dispersione, lungo due brevi vialetti realizzati con lastre di pietra smussate e poste sul prato a segnare il percorso di arrivo al cerchio.
La qualificazione dell'area è un work in progress. Secondo la tradizione che ha fatto grande il complesso cimiteriale monumentale, vi sarà posta un'opera di Ercole Drei, scultore bolognese del nostro secolo, dal titolo La voce nello spazio, realizzata in bronzo tra il 1955 e il 1956. Si vuole dare, così, ulteriore forza espressiva allo spazio progettato, garantendo una continuità al connubio tra scultura e architettura tipico dei cimiteri monumentali europei fin dalla loro nascita. Inoltre, per sottolineare l'esigenza di meditazione e di tranquillità, sarà inserita una panchina storica, in legno e ghisa, restaurata per l'occasione.

RESTAURO DEL CIMITERO ISRAELITICO


Partiranno nei prossimi giorni i lavori di restauro del cimitero monumentale israelitico ospitato all'interno della Certosa di Bologna. Il progetto, che interverrà per il recupero di 89 pietre tombali, è finanziato con fondi del Ministero per i Beni Culturali (160.000 euro) assegnati alla Comunità Ebraica. Complessivamente la Regione Emilia Romagna ha ricevuto da Roma un contributo di 600.000 euro che serviranno ad aprire cantieri analoghi anche nel reggiano. Alla prima fase di lavori dovrebbe fare seguito una seconda tranche sui muri perimetrali e per il ripristino dei percorsi pedonali erbosi e dell'edificio per i riti funebri. L'intervento, progettato dall'architetto Daniele De Paz, sarà illustrato in un pieghevole curato dal Comune e inserito nella collana "Arte e storia alla Certosa di Bologna", oltre che negli itinerari delle visite guidate all'interno del cimitero cittadino. Il cimitero ebraico, diviso in 3 sezioni, si estende su una superficie di 7.000 metri quadrati e solo la sezione più antica (circa 1.000 metri quadri) conta circa 384 tombe costruite intorno al 1867. La sezione intermedia risale, invece, al 1930, mentre l'ultimo recinto è stato annesso nel 1956.

LA CERTOSA DI BOLOGNA

Il Cimitero Comunale fu istituito nel 1801 utilizzando gli edifici e gli orti di un monastero, la Certosa di San Girolamo di Casara, fondato nella prima metà del XIV secolo e soppresso nel 1797 in seguito alla conquista napoleonica dell'Italia settentrionale. Alla bellezza della Certosa e della Chiesa di San Girolamo diede un importante contributo, a metà del ‘400, Papa Nicolò V, che era stato segretario di Nicolò Albergati, certosino e vescovo di Bologna. Fra i suoi doni il polittico di Antonio e Bartolomeo Vivarini, trasferito in epoca napoleonica alla Pinacoteca Nazionale di Bologna assieme a pale di Ludovico e Agostino Carracci, oltre che del Guercino.
Nella Chiesa sono da segnalare il trittico della Passione di Cristo, opera di Bartolomeo Cesi (1556-1629) e il coro ligneo intarsiato ripristinato nel 1538 dopo l'incendio provocato dai Lanzichenecchi di Carlo V, nonché le tele del ciclo cristologico commissionate nel corso del XVII secolo ai più importanti pittori bolognesi dell'epoca.
A rendere ancora più singolare la storia del monumento fu la scoperta, durante scavi per l'ampliamento del cimitero alla fine dell'800, di una necropoli etrusca nel sito stesso della Certosa e poi del cimitero cittadino. Gli importanti ritrovamenti, tratti da 420 tombe, fecero accorrere studiosi da tutto il mondo e sono custoditi nel Museo Civico Archeologico.
Alla decisione di insediare nell'ex monastero il cimitero civile "fuori dalle mura cittadine", come prescrivevano le nuove norme igieniche che cominciano ad affermarsi in tutta Europa in quegli anni (Bologna anticipa di qualche anno il noto editto di Saint Cloud di Napoleone), seguirono ben presto notevoli lavori. Modificazioni e addizioni architettoniche, ad opera dei migliori architetti bolognesi, si susseguirono per tutto il secolo (e sono proseguite fino alla metà del Novecento), accompagnando l'interesse della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari. Architetti, pittori, decoratori, scultori, trasformano quel che resta dell'antica Certosa in un vero e proprio "museo all'aria aperta". Grande è dunque l'interesse artistico delle tombe stesse, attraverso le quali è possibile ricostruire la storia dell'arte moderna. In particolare, a differenza di altri cimiteri anche importanti costruiti successivamente, è la scultura neoclassica a determinare il fascino speciale della necropoli bolognese, in particolare nel Chiostro della Cappella, un vero e proprio ciclo unitario di ispirazione neoclassica e concezione e simbologia illuministica. Uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera. Per queste ragioni, soprattutto nell'800, la Certosa di Bologna fu così famosa da essere una delle prime motivazioni per la sosta a Bologna dei turisti europei nel grand tour italiano. Fra i tanti visitarono il cimitero bolognese Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal.
Fra gli scultori di maggiore rilievo segnaliamo Giacomo De Maria (1762-1838), Giovanni Putti (1771-1847), Lorenzo Bartolini (1770-1850), Cincinnato Baruzzi (1790-1878), Vincenzo Vela (1820-1891), Carlo Monari (1831-1918), Leonardo Bistolfi (1859-1953), Ercole Drei (1866-1973), Silverio Montaguti (1870-1940), Giacomo Manzù (1908-1991), Luciano Minguzzi (1911). Fra i pittori Pelagio Palagi (1775-1860), Pietro Fancelli (1764-1850) e Antonio Basoli (1774-1848). Fra gli architetti Angelo Venturoli (1749-1821), Ercole Gasparini (1771-1829), Luigi Marchesini (1796-1882), Edoardo Collamarini (1863-1928), Giulio Ulisse Arata (1881-1962), Giuseppe Vaccaro (1896-1970), Melchiorre Bega (1898-1978), Piero Bottoni (1903-1973).
Nel ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l'Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento per i caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l'Ossario dei partigiani.
Nel cimitero di Bologna sono sepolti molti personaggi importanti per la storia cittadina e italiana, fra i quali lo statista Marco Minghetti, i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti, il poeta Giosuè Carducci e lo scrittore Riccardo Bacchelli, il compositore Ottorino Respighi, l'ufficiale polacco Giuseppe Grabinski, gli industriali Alfieri Maserati, Edoardo Weber e Nicola Zanichelli.

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