Vita e morte di Frank Sinatra

Il mio nome è Frankie

"Il neglio deve ancora venire" Frank Sinatra
Sono stati versati fiumi d’inchiostro da quando dodici anni fa è morto Frank Sinatra. La storia ha cercato di restituire il ritratto credibile di un cantante dal talento straordinario, figlio di una personalità dalle mille sfaccettature. Esce proprio in questi giorni “Frank”, la più dettagliata biografia mai realizzata su “The Voice”: ottocento pagine in cui viene descritta la vita di uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi.
L’autore del libro, James Kaplan, ha raccolto numerose testimonianze di amici, colleghi e parenti. Il profilo che ne consegue è quello di un artista con la “A” maiuscola, costruitosi intorno al successo di una carriera senza eguali.
Nato a Hoboken, una cittadina del New Jersey, Frank rivelò sin dalla tenera età una spiccata propensione al mondo dello spettacolo, tanto da decidere di lasciare giovanissimo la casa dei genitori per inseguire il sogno della celebrità. Iniziò a cantare, come da lui stesso raccontato, in piccoli locali del New Jersey. La sua prima canzone, “All or Nothing at All”, vide la luce nel 1940. La dura gavetta di quegli anni lasciò presto il posto alle prime soddisfazioni: si unì all’orchestra di Tommy Dorsey e in rapida successione arrivò anche la notorietà. Sinatra cominciava a fare breccia nel mondo dei giovanissimi. Era un target decisamente insolito, un pubblico “vergine”, poiché fino a quel momento la musica leggera era appannaggio esclusivo di persone adulte. È possibile affermare che Frank Sinatra fu il primo “Teen Idol” della storia della musica.
La sua carriera aveva spiccato il volo. Gli fu affibbiato il soprannome “The Voice” e grazie alle sue indubbie qualità, raggiunse la fama mondiale. La notorietà gli permise di arrivare anche al cinema. Per anni si divise tra l’attività di cantante e quella di attore. Fu protagonista di film di enorme successo, ma anche di numerosi flop, equamente divisi tra dischi e pellicole imbarazzanti. La sua carriera ne rifletteva il carattere: non conosceva le mezze misure, alternava momenti di grande euforia ad altri di autentica disperazione, dovuti probabilmente alle scelte non sempre felici legate a contratti capestro. Come quello al “Copacabana Club” di New York che prevedeva ben tre concerti per sera. Il successo ottenuto chiese ben presto il conto: il grande sforzo al quale si era sottoposto costantemente gli provocò effetti deleteri sulla voce. Una emorragia sottomucosa aveva messo fuori uso le sue corde vocali. I giornali diedero ampio risalto all’accaduto tanto da insinuare che la carriera di Sinatra, come cantante, fosse finita. Arrivò invece la guarigione e, a conferma di questo, tenne una splendida esibizione al “Palladium” di Londra. Ciò non impedì tuttavia alla RCA e alla Decca di non rinnovargli il contratto discografico.

A Sinatra si avvicinò la Capitol Records: in quegli anni accanto al fragile “78 giri” di gommalacca, l’industria musicale cominciò a proporre il più moderno microsolco. Fu proprio grazie a questo supporto che avvenne il grande rilancio discografico del cantante. L’album “Songs For Young Lovers” è considerato il primo esempio di “concept album”. Il trionfo rilanciò la carriera dell’artista e contribuì in maniera determinante al lancio definitivo del “33 giri”. La collaborazione con la Capitol Records si rivelò una grande intuizione e a quel disco ne seguirono altri. Una sequenza di successi impressionante. Pubblico e critica erano concordi nel celebrare la meritata affermazione. Ancora oggi i dischi incisi da Sinatra per la Capitol sono considerati autentici capolavori, probabilmente le opere migliori di una lunghissima carriera.
In campo sentimentale, dopo la separazione dalla prima moglie, la successiva tormentata relazione con l’attrice Ava Gardner lo aveva messo in serie difficoltà: i continui litigi durante la tournée in Europa avevano alimentato per lungo tempo il gossip delle riviste specializzate, ma nonostante questo, il successo di Sinatra riuscì a consolidarsi ulteriormente. Di contro la vita privata fu funestata da continui lutti: nel 1990 morirono il fidato paroliere Jimmy Van Heusen e una sequela di amici cari al cantante; poi, nel 1992, in un incidente d’auto scomparve Ava Gardner. L’equilibrio precario del suo stato di salute fu messo a dura prova; nonostante questo continuò imperterrito a calcare i palcoscenici di mezza America, prediligendo ancora i due centri del divertimento e della spensieratezza che proprio lui aveva contribuito in larga misura a creare: Las Vegas e Atlantic City. Nel frattempo maturò la decisione di un probabile ritiro dalle scene, convinto dalla crescente fatica nel tenere ritmi così alti nel lavoro.
Dopo aver compiuto 79 anni decise di varcare i confini nazionali volando in Giappone, a Fukuoka, dove cantò in due date live, il 19 e il 20 dicembre 1994. Furono serate indimenticabili. Sembrava avesse ritrovato la grinta dei tempi migliori; magistrale fu la sua interpretazione di “My Way” alla fine dell’ultimo spettacolo. La gioia lasciò il posto alle lacrime. L’artista annunciò quella sera stessa che sarebbe stata l’ultima volta che lo avrebbero visto cantare su un palco. Il pubblico gli rese omaggio con una standing ovation che durò parecchi minuti; il cantante, nel frattempo uscito di scena, dovette rientrare tre volte per poi congedarsi definitivamente.
Nel marzo 1995 gli venne consegnato il Grammy per l’album “Duets II”. Nel novembre dello stesso anno si tenne una grandiosa festa per i suoi ottant’anni all’Auditorium di Los Angeles. Gli autobus di Chicago, New York e Los Angeles esibirono lo striscione con la scritta “Happy Birthday Frankie” e i teatri di Broadway si fermarono per un minuto. Sinatra non volle invitare alla celebrazione in suo onore l’amico Dean Martin, oramai malato e prossimo alla morte che avvenne poche settimane dopo, nel giorno di Natale del 1995. “The Voice” da quel momento cadrà in una progressiva forma di depressione che lo accompagnerà negli ultimi anni della vita. Frank Sinatra morì nella tarda serata del 14 maggio 1998: un quarto infarto lo stroncò per sempre. La sua morte segnò la fine di un’era e di una vita irripetibile che lo portò a diventare una delle più grandi star del ventesimo secolo.


non tutti sanno che:
  • Fu un pessimo studente e non terminò mai il liceo; era ancora adolescente quando fu arrestato per essere diventato l’amante di una donna sposata, cosa che all’epoca era considerata reato.
  • Da piccolo il suo soprannome era “Scarface”, per via di una lunga cicatrice sul lato sinistro del volto. Sono molte le leggende a riguardo, ma Kaplan accredita l’idea benigna di un taglio procurato dal forcipe al momento della nascita.
  • Ava Gardner, che diventò la sua seconda moglie, parlò pubblicamente del fatto che fosse superdotato; il suo maggiordomo scrisse in un libro di memorie che era incaricato di acquistare mutande tagliate su misura.
  • Sinatra tentò tre volte il suicidio: la prima dopo una lite furibonda con la Gardner, la seconda quando apprese che lei aveva deciso di abortire il figlio concepito dalla loro unione, la terza dopo aver visto un enorme poster del rivale Eddie Fisher.
  • Per rendere onore alla sua gigantesca figura d’artista, nella notte tra il 14 e il 15 maggio tutte le luci di Las Vegas si spensero, per la prima e unica volta.
  • Il funerale fu celebrato il pomeriggio del 20 maggio, nella chiesa cattolica di Beverly Hills, alla presenza di 400 amici.
  • La bara di Sinatra venne ornata con una corona di gardenie, mentre per allestire l’intera chiesa furono usati 30.000 fiori.
  • Fu sepolto a fianco dei suoi genitori nel piccolo cimitero di Cathedral City, il Desert Memorial Park, sotto una semplice lapide rettangolare di pietra sulla quale è inciso “The best is yet to come” (il meglio deve ancora venire), titolo di uno dei suoi maggiori successi.
 
Marco Pipitone


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