Carmelo Pezzino
Ricorderete che, nei mesi scorsi, vi abbiamo preannunciato di essere stati sollecitati ad esprimerci sulla questione sollevata da un amico lettore (che, fra parentesi, è uno fra i più rappresentativi espositori "di nicchia" di Tanexpo) convinto che una massiccia presenza alle fiere di visitatori esteri, in particolare quelli provenienti dall'estremo oriente, possa nuocere più che giovare alla diffusione del made in Italy.
Il nostro amico traeva lo spunto, condividendone in linea generale i contenuti, da una affermazione di Mario Moretti Polegato, il patron della Geox, che in una intervista ha dichiarato di non gradire il fatto che "le fiere italiane, tanto ricche di novità, sono troppo affollate di stranieri venuti a copiare idee, modelli e soluzioni tecnologiche, penalizzando così gli espositori del nostro Paese".
Personalmente, sull'argomento, abbiamo opinioni diverse. In primis poiché riteniamo che nell'era di internet e della mondializzazione sia pressoché impossibile evitare tentativi di emulazione ad opera di quei Paesi che, da sempre, hanno costruito il proprio sistema economico anche (badate bene, "anche", perché in alcuni settori possiedono propri know how di assoluta eccellenza) sulla "riproduzione" di affermate griffe, potendo contare su un costo del lavoro che, se paragonato al nostro, risulta assolutamente risibile. Accade nel campo della moda, della pelletteria, dell'arredamento, e comincia ad accadere, e ad assumere dimensioni in qualche maniera preoccupanti, anche nel nostro settore.
Sarebbe indispensabile avere strumenti, capacità e volontà per tutelare la proprietà intellettuale dei nostri prodotti, sviluppando l'innovazione e la sperimentazione e investendo sui cervelli piuttosto che sulle braccia.L'Italia possiede l'immensa risorsa di avere grandi talenti dotati di una inesauribile creatività e un sistema produttivo, basato anche su piccole realtà imprenditoriali, capace di una elevatissima ed ineguagliabile qualità realizzativa.Su questi valori, e su una corretta ed efficace informazione all'utenza, bisogna costruire una politica economica in grado di sostenere l'impatto con il mercato globale. Badando bene di non essere noi stessi, come spesso è accaduto in passato, a "svilire" per "avidità" il prodotto italiano di qualità.
Quanto poi al fatto che una massiccia presenza a Tanexpo di visitatori stranieri non porti concreti benefici all'intero sistema, crediamo che le esperienze individuali di ciascun Espositore possano far emergere dati solo apparentemente contrastanti. Alcune filiere hanno sviluppato con l'estero scambi commerciali in grado di generare una crescita esponenziale dei fatturati, altre, i cui prodotti sono forse più vicini ad una cultura e a dei valori più "tipicamente italiani", stentano a trovare slancio internazionale.I progetti in fieri del Consorzio Tanexport e dei suoi Associati e la richiesta, giunta da Mosca, di organizzare lì una edizione di Tanexpo orientata ai mercati dell'Est Europa non sono che la punta di un iceberg che assume dimensioni sempre maggiori. E potremmo citare molte altre situazioni felici.
Vorremmo conoscere le diverse opinioni sull'argomento. Il dibattito è aperto per chiunque voglia manifestare, sulle pagine di Oltre Magazine, il proprio pensiero.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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