Il “Ballo in Fa Diesis Minore” di Angelo Branduardi

La danza macabra e la rivincita dell’uomo sulla morte

Nel 1977 uscì un album di Angelo Branduardi dal titolo “La pulce d’acqua”. Conteneva alcuni pezzi di notevole successo ed uno che ebbe un forte impatto emotivo sui cultori della canzone italiana d’autore; si chiamava, e si chiama, “Ballo in fa diesis minore” ed è una danza dedicata alla morte.
Nelle prime due strofe è la morte stessa a parlare, definendosi “signora e padrona” di tutti i viventi, con la corona e con la falce, davanti alla quale ognuno dovrà chinare il capo. La terza strofa è invece una sorta di esorcismo in cui gli uomini invitano la morte a posare la falce e a danzare “tondo a tondo”; lo scopo di questo invito è quello di farle dimenticare il motivo per cui era venuta.
Il testo ha come fonte, secondo la spiegazione data da Branduardi, autore del brano oltre che interprete, gli affreschi medievali dedicati alla Danza Macabra, danza con la quale la morte si portava via i vivi. In queste rappresentazioni venivano raffigurate diverse persone, delle quali è perfettamente riconoscibile l’appartenenza sociale, mentre danzano con altrettanti scheletri; esse intendevano mostrare l’ineluttabilità della morte e la sua capacità di raggiungere tutti, dal più povero e derelitto al più potente e forte degli uomini. Fu sul finire del Medioevo, circa a metà del XIV secolo, che in tutta Europa iniziò a diffondersi questo soggetto pittorico che fu poi abbandonato con l’avvento dell’Umanesimo e con la visione positiva dell’esistenza.
Uno degli esempi più interessanti di affresco che raffigura la Danza Macabra si trova a pochi chilometri dal confine italiano, in Slovenia. È il ciclo pittorico realizzato da Giovanni di Castua alla fine del ‘400 nella Chiesa della Santissima Trinità di Cristoglie (Hrastovlje). Qui ogni singolo personaggio rappresenta una classe sociale ed ogni figura umana è alternata a quella di uno scheletro. Danzando, uomini, donne e scheletri si dirigono verso una tomba. La Danza Macabra non lascia speranza, perché nessuno può sfuggire alla morte.
Il “Ballo in Fa Diesis Minore” di Angelo Branduardi invece, pur ispirandosi ad essa, vi aggiunge una luce finale: nell’ultima strofa sono gli uomini ad invitare la Morte a danzare, cercando in questo modo di far sì che ballando lei dimentichi di essere venuta per portarsi via la vita di qualcuno. In questa strofa viene dunque introdotto il concetto che attraverso la musica si possa sconfiggere la morte o comunque che la si possa in qualche modo allontanare. La fonte storica di questo finale apotropaico potrebbe essere identificata con il “Ballu tundu” (ballo tondo) sardo, una danza tradizionale ed antichissima che ha per l’appunto lo scopo di esorcizzare la morte.
 
Daniela Argiropulos
Sono io
io son di tutti voi
 
Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura.
 
Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell’oscura morte al passo andare.
 
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e danza tondo a tondo
il giro di una danza e poi un altro ancora
e tu del tempo non sei più signora.

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