Il cordoglio della funeraria internazionale 2/2

Nino Leanza, Presidente di Tanexpo, è stato il grande ambasciatore della sua manifestazione, del suo Paese e della sua città, Bologna, alla quale ha portato sviluppo e prosperità con una fiera divenuta grazie a lui una delle esposizioni più significative in tutto il mondo per l’industria funeraria. Un evento imperdibile e una esperienza unica con suoi 20 anni di storia che ha stimolato tutti i professionisti ad una vera crescita professionale. Nino è stato un grande uomo di relazione, con la sua cordialità e con le conoscenze acquisite in una intera vita dedicata a esplorare gli eventi in ogni parte del mondo ai quali non è mai mancato. È stato un grande imprenditore, con un carattere affabile sempre alla ricerca di sinergie e di nuove opportunità, un grande professionista e un grande amico, molto carismatico e noto per le sue capacità. Ci uniamo al dolore della famiglia, degli amici e di tutti i collaboratori. Caro Nino, coloro i quali hanno avuto il piacere di conoscerti, sentiranno molto la tua mancanza!
Eduardo Vidal
Vice Presidente Grupo Memora
Spagna
 
Voglio rendere omaggio a un grande professionista che ha lavorato per condividere culture e prodotti nel mondo della funeraria. Globe-trotter come pochi, sempre presente a tutti gli eventi funerari in tutti i continenti, promotore di partnership e di comunicazione. Ci mancherà moltissimo, ma le solide basi che ha posto in tanti anni di lavoro renderanno onore al suo eccellente operato! Addio Nino...
Patrick De Meyer
Vice President Sales & Marketing
Facultatieve Group
Paesi Bassi

Ci incontrammo molti anni fa. Erano i tempi in cui Nino aveva deciso di organizzare, per la prima volta in Italia, una fiera nel settore funerario. Abbiamo trascorso molto tempo insieme a discutere il concept dell’evento e il contributo che sarebbe potuto derivare dalla partecipazione di operatori provenienti dalla Russia. È stato un pioniere in Europa, colui che ha intuito per primo le grandi potenzialità del mercato funerario russo difficili da discernere in quel momento, ai tempi delle perestroika, quando il Paese si sforzava di emergere dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Fu una decisione saggia e nobile, che non poteva non suscitare una sincera ammirazione da parte mia. Si muovevano allora i primissimi passi per mettere insieme capitali nella nuova Russia e riconoscere i segnali promettenti per una cooperazione su larga base era praticamente impossibile: non c’erano argomenti persuasivi, ma la personale convinzione di Nino delle grandi prospettive che il mercato russo offriva alle aziende italiane. La sua visione era sorprendentemente diversa da quella della maggior parte delle aziende occidentali. Quando visitavo le fiere in altri Paesi ed invitavo le aziende del settore a visitare Necropolis a Mosca, mi sentivo rivolgere tante e tali obiezioni quali “non c’è niente da fare per noi in Russia”, “nessuno comprerebbe i nostri prodotti”, “le nostre culture sono diverse”, “la vostra attività funebre è governata dalla mafia”, “i russi ingannano, non si può lavorare con loro”, ... Quasi nessuno sapeva che, al fine di attrarre investimenti esteri, il Presidente Eltsin aveva convinto il Parlamento ad approvare una legge che proteggeva le aziende straniere in maniera maggiore rispetto a quelle locali. Voleva dimostrare al mondo che fare affari in Russia era privo di rischi e che in caso di violazione del contratto da parte di una società russa la perdita sarebbe stata compensata dalle compagnie di assicurazione e dalle banche. Nino ne fu molto felice quando me ne sentì parlare. Subito si mise all’opera per fondare Tanexport, che ha riunito i principali produttori italiani di articoli funerari. L’ho assistito, per quanto possibile, nell’impegnativo compito di aiutare coloro i quali hanno creduto in lui, in me e, naturalmente, nel Presidente Eltsin. Presto i primi camion con i diversi prodotti italiani si misero in strada verso la Russia. Sorprendentemente, quasi tutto fu venduto: cofani, attrezzature per funeral home, urne cinerarie, sacchi da recupero, impianti refrigeranti, tavoli autoptici, targhe commemorative, maniglie, ... Il rischio maggiore per le aziende italiane non era una violazione degli accordi da parte di un partner russo, ma eventualmente quello di reimportare i propri prodotti se fosse mancata la domanda. Fortunatamente questo non si verificò e Nino ne fu immensamente contento. Aveva la massima fiducia nell’imprenditoria funeraria russa. Studiò minuziosamente le peculiarità e il potenziale di un mercato che lo entusiasmava. Mi confessò che quella avventura lo faceva sentire come un ragazzo: era come superare i numerosi ostacoli che aveva incontrato sulla propria strada quando era giovane. Nino studiò manuali tecnici, osservò attentamente il censimento della popolazione, studiò mappe socio-economiche: voleva conoscere le ultime statistiche sulla mortalità e instancabilmente faceva domande sul ruolo delle chiese nella sepoltura musulmana e cristiana; era interessato ai riti, alle tradizioni in tema di sepoltura e di ricordo e, naturalmente, confrontava i nostri prodotti con quelli delle aziende italiane. Quando gli organizzai una visita alle principali imprese funebri e in diversi cimiteri e centri di cremazione a Mosca e San Pietroburgo fu come per un bambino trovarsi in un negozio di dolciumi, perché le culture funerarie russa e italiana sono molto simili: se non fosse stato per gli ottanta anni di Soviet, sarebbero state praticamente identiche. I cimiteri visitati da Nino in Russia, infatti, sono stati progettati e costruiti da architetti italiani. Correva letteralmente lungo i viali dei cimiteri in cerca dei numerosi monumenti progettati da italiani, desideroso di vederne sempre più: voleva raccogliere maggiori “prove” che per i marmisti italiani ci fossero buone possibilità di un ritorno ai cimiteri russi dei quali una volta avevano il monopolio. Era sconcertato dal fatto che la maggior parte gli operatori funerari russi, fra tutti i prodotti, non potesse permettersi proprio i monumenti italiani. Era amareggiato all’idea che i marmisti non fossero in grado di conquistare nuovamente il mercato russo ad un secolo di distanza. Ed ogni volta che ci incontravamo mi rivolgeva sempre la stessa domanda: “Sergey, pensi che potremmo tornare in Russia con i marmi?”. Abbiamo organizzato molti eventi, tenuto seminari e collaborato alla pubblicazione di diverse riviste. Insieme abbiamo lavorato instancabilmente per coniugare gli interessi dei professionisti della funeraria italiani e russi. Nonostante la sua malattia, ha entusiasticamente deciso di organizzare un nuovo progetto congiunto per Necropolis 2014. Mi piaceva il suo concept di fiera e abbiamo concordato per le aziende italiane nuove condizioni favorevoli di partecipazione alla fiera, a Mosca in ottobre. Farò tutto quanto in mio potere per fare in modo che il suo ultimo sogno si avveri. Auguro ai suoi figli e al suo gruppo molto successo in questa difficile impresa. Nino è nei nostri cuori. In Russia ricorderemo il suo nome fino alla fine dei nostri giorni.
Sergey Yakushin
Presidente Necropolis
Russia


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