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L'ECCEZIONALE SVILUPPO CONTEMPORANEO DELL'ANTICO CIMITERO DI SAN CATALDO

Il cimitero metropolitano di San Cataldo - Aldo Rossi si compone di una parte antica, realizzata dall'architetto Cesare Costa negli anni 1858/1876, e di una parte modernissima realizzata in base al progetto dell'architetto Aldo Rossi (1971).

SCULTURA FUNERARIA TRA OTTO E NOVECENTO NEL CIMITERO DI SAN CATALDO

Nella seduta del 19 giugno 1850 il Consiglio Comunale di Modena nominò una commissione di esperti affinché si avviasse un progetto di sistemazione e di regolamentazione del vecchio cimitero igienista settecentesco nato come struttura anonima e collettiva. Nelle pagine della relazione presentata dalla stessa commissione cinque anni più tardi viene sottolineato l'intento monumentale dell'architettura funeraria proposta come garanzia di sopravvivenza dei defunti nella memoria collettiva. A questa vocazione risponderà pienamente il progetto elaborato fra il 1860 e il 1870 dall'architetto Cesare Costa: il marcato carattere neoclassico del nuovo complesso cimiteriale si evidenzia nell'impiego di elementi semplici e severi che donano all'insieme un' austera solennità. Accanto alle forti valenze simboliche suggerite dal linguaggio architettonico, l'intento commemorativo dell'edificio si esplica soprattutto attraverso l'erezione di monumenti celebrativi dedicati ai defunti che trasformano il cimitero in una sede della memoria storica e culturale della città. Il sito cimiteriale è tuttora un vero e proprio "museo all'aperto" in cui si sono stratificate le testimonianze dei cambiamenti dello stile relativi al percorso storico artistico di Modena fra '800 e '900. Nei monumenti funerari realizzati fra gli anni '60 e '70 dell'Ottocento emerge il segno della purgata spiritualità dell'arte purista, assai vicina alla corrente di Tenerani, Overbeck e Minardi: animano le tombe erette in questo periodo algide figure angeliche, scolpite dal modenese Alessandro Cavazza, artista che ottenne varie onorificenze in seno all'Accademia artistica cittadina.

La scelta di temi iconografici religiosi testimonia una continuità con la scultura funeraria che per secoli aveva trovato spazio nelle chiese. Il discorso tenderà a mutare verso gli ultimi due decenni del secolo, quando anche nell'ex capitale estense, così come nelle maggiori città italiane, si verifica una concomitanza fra il fenomeno di monumentalizzazione dei cimiteri e l' evoluzione della società in senso borghese. La scultura funeraria diviene così l'espressione visiva più diretta di un nuovo gusto e di nuovi valori attraverso una sempre maggiore adesione al realismo e una laicizzazione delle immagini e dei simboli funerari. La ritrattistica perde il carattere idealizzante ed encomiastico di ispirazione neoclassica. Gli strumenti del mestiere, rappresentati con evidente concretezza, sostituiscono simbologie classiche divenute ormai sterili. Il fatto che la tendenza all'esplicitazione del messaggio fosse appannaggio esclusivo della classe borghese è testimoniato dalle coeve scelte iconografiche e stilistiche operate dalla committenza nobiliare. Fra gli anni '80 dell'Ottocento e gli inizi del Novecento le famiglie modenesi di alto rango continuarono infatti a rivolgersi ad autori dal glorioso passato purista come il senese Tito Sarrocchi, autore della tomba Campori.

Agli inizi del XX secolo si assisterà invece alla ricerca da parte degli artisti di un linguaggio espressivo aggiornato alle tendenze europee dello stile Liberty. Queste tendenze innovative troveranno spazio proprio nella decorazione dei loculi destinati alle classi medie attraverso figure angeliche sinuose dai tratti ambiguamente femminei ed elementi floreali resi con un tratto lineare sfuggente e fluttuante. L'adozione di tale linguaggio, che a Modena venne proposto quasi esclusivamente in ambito funerario, conferma la sintonia tra la formula liberty e l'arte di destinazione cimiteriale.

Già sul finire della seconda decade del Novecento si esaurirono nel cimitero le manifestazioni del Liberty, in concomitanza con quanto stava avvenendo negli ambienti artistici europei, ove si assisteva ad una virata in senso classicista tesa alla riscoperta dei valori plastici della forma sulle orme della lezione di Rodin. Interprete del linguaggio rodiniano sarà lo scultore Giuseppe Graziosi, reduce da un fecondo soggiorno parigino, artista modenese che più di ogni altro ottenne in quell'epoca riconoscimenti nazionali.

Nel contesto locale la restaurazione neoplastica si risolse anche in una esplicita citazione del tormento espressivo proprio della scultura rinascimentale del modenese Guido Mazzoni, come testimonia Il Dolore, scolpito da Graziosi nel 1924 per la tomba della famiglia Borsari. Il medesimo afflato poetico e stilistico è presente anche nelle figure piangenti della tomba Breveglieri, opera di un allievo di Graziosi, Armando Manfredini.

 
Paola Storchi

IL CIMITERO DI ALDO ROSSI

I primi progetti del Cimitero di Modena risalgono al 1971, l'anno successivo Aldo Rossi e Gianni Braghieri vincono, non senza polemiche, il concorso indetto dal Comune di Modena. I lavori non sono a oggi ancora terminati (manca soprattutto la grande "ciminiera" che è il segno architettonicamente e simbolicamente più forte dell'edificio) permettendo una visione solo parziale del progetto complessivo degli architetti. È considerato uno dei capolavori assoluti dell'architettura contemporanea italiana e internazionale, uno degli edifici che hanno segnato una cesura decisiva tra la cultura moderna e quella post-moderna. Nella relazione al progetto in occasione del concorso, Aldo Rossi scriveva :"L'insieme degli edifici descritti si configura come una città; nella città il rapporto privato con la morte torna ad essere rapporto civile con l'istituzione. Il cimitero è così ancora un edificio pubblico con la necessaria chiarezza e razionalità dei percorsi, con un giusto uso del suolo. (…) Il riferimento del cimitero si pone nella architettura del cimitero, della casa, della città. I Monumenti sono qui analoghi al rapporto tra la vita e la fabbrica nella città moderna. Il cubo è una casa abbandonata o incompiuta, il cono la ciminiera di una fabbrica deserta". La parte più importante dei disegni relativi a questo progetto è oggi conservata al Museum of Modern Art di New York.

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