In provincia di Chieti

Il nuovo cimitero di Ortona

Il cimitero è uno dei luoghi della memoria collettiva in cui sono custoditi i segni dello scorrere degli eventi; passeggiare in esso riporta tutte le nostre fatiche ad una dimensione sempre misera a confronto con il passare del tempo.
L'area di intervento è l'ultima porzione di suolo a disposizione per l'ampliamento del cimitero. Posizionata all'estremo nord del perimetro cimiteriale si trova sul crinale di un colle che guarda verso il mare: un panorama di straordinarie bellezza e suggestione.
L'idea è quella di strutturare un sistema insediativo che si faccia carico di una duplice condizione: terminale dell'impianto cimiteriale (una sorta di testata contrapposta all'ingresso principale) ed elemento del paesaggio e sul paesaggio (che, dunque, dialoghi con questa presenza ambientale molto forte).
Il progetto tenta di dare risposta ai due enunciati principali attraverso alcuni dispositivi:
- la geometria: la struttura insediativa riprende le geometrie dell'impianto storico del cimitero, ne definisce un dialogo a distanza fatto di allineamenti, adiacenze, punti di collimazione. Il risultato è un impianto sostanzialmente a pettine in cui alcune “dita” (i corpi di fabbrica) utilizzano nel loro disporsi un graticcio di allineamenti (un codice a barre) che dialoga con l'impianto del cimitero;
- il paesaggio: i corpi di fabbrica filiformi si aprono scardinando uno dei componenti canonici del sistema cimiteriale, il recinto. La forza della presenza paesaggistica apre il muro di cinta in scaglie che inquadrano il paesaggio; il mare diventa uno degli elementi di dialogo dell'architettura; la muratura, tagliata, è alla costante ricerca di punti di vista e di affacci;
- il declivio: il sito in pendenza ha informato una organizzazione su due livelli raggiungibili alle due quote principali del progetto. I corpi di fabbrica si pongono come elementi di cucitura dei diversi salti di quota;
- i materiali: sono essenzialmente due, il rivestimento in pietra e l'intonaco. I corpi di fabbrica sono pensati come volumi monolitici “tagliati” da geometrie che come traccianti invisibili producono tagli e lacerazioni; i volumi sono rivestiti in pietra, le sezioni lasciate scoperte dai “tagli” sono in intonaco bianco.
Il rivestimento è realizzato con una pietra grezza dalle forti variazioni cromatiche: l'idea è quella di una moltitudine di pixel. Il suo è un uso “scarno”, le fughe tra i vari ricorsi sono state lasciate aperte per rivelare la teoria di fili che si inseguono e si intrecciano e che talvolta creano fessure che governano le altezze degli elementi di chiusura disegnandone il partito architettonico.
 
Giovanni Vaccarini

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