Il Cimitero Monumentale di Verona

Sorto in seguito all'entrata in vigore del napoleonico Editto di Saint Cloud del 1804 a margine della cinta fortificata magistrale nella zona sud-est della città a ridosso del Bastione delle Maddalene, il Cimitero Monumentale di Verona rappresenta il primo atto di espansione urbanistica per Verona.

La genesi dell'edificio attraversa poco più di due decenni, occorrenti per l'individuazione e l'acquisto dell'area e la stesura del progetto. L'architetto-ingegnere municipale Giuseppe Barbieri scelse le forme neoclassiche per questa magnificente costruzione. Ufficialmente le sepolture ebbero inizio dall'aprile del 1828 ma, a quella data, il cimitero era ancora in costruzione e le tombe venivano occupate man mano che il cantiere procedeva.

L'impianto ideato da Barbieri è un grande recinto quadrato ampliato su due lati fronteggianti con due emicicli. I punti mediani di ciascun lato del quadrato sono contraddistinti da un edificio: il volume d'ingresso e, sulla medesima direttrice, la chiesa; un sepolcreto in forma di Pantheon dedicato ai veronesi illustri e un analogo edificio per i benefattori. Questi fabbricati e i tracciati che li collegano ripartiscono in quattro parti lo spazio delimitato dalla costruzione; questi campi sono dedicati alle sepolture terragne.

Una elevata armonia compositiva che trae dalla memoria illustre della antichità egizia (alcuni caratteri presenti nel corpo d'ingresso) e soprattutto di quella greca e romana (le colonne doriche senza base, la forma di Pantheon delle costruzioni) spunti, proporzioni, citazioni, maestosità e sobrietà solenne, si accompagna a materiali lapidei locali, marmi pietre e tufo, e ad una organizzazione precisa e varia delle sepolture.

Ogni campata del recinto presenta così una articolazione in vari ordini gerarchici di sepolture: duecento sono le tombe "monumentali" poste sullo stilobate, nobilitate dall'ambulacro colonnato e protette dalle intemperie; a queste ne corrispondono altrettante addossate allo stilobate ed altrettante ancora ve ne sono di fronte; sul retro dell'ambulacro, in un ulteriore corridoio, vi sono i colombaj, semplici loculi sovrapposti in sei ordini per parte.

Nonostante la maestosità di impianto, lo spazio disponibile si esaurì velocemente e già negli ultimi decenni del XIX secolo si provvide ad erigere una sorta di "replica" in dimensioni minori, sul lato est e con materiali meno nobili - grande uso di murature intonacate - e particolari architettonici semplificati.


VICENDE DELLA SCULTURA MONUMENTALE FUNERARIA TRA '800 E '900
La storia della scultura al cimitero monumentale di Verona prende inizio nel 1836, quando si può datare il primo progetto noto di edicola funeraria eseguita nel nobile spazio dei colonnati dorici per la famiglia Emilei dallo scalpello di Innocenzo Fraccaroli (1805-1882). A partire dal rigoroso neoclassicismo di questo scultore veronese, che divenne famoso a Milano e ottenne grandi riconoscimenti a livello internazionale alle Esposizioni Universali, prese corpo la grande occasione offerta agli scultori dalla celebrazione della memoria. Una possibilità che fu giocata per lo più in ambito locale, con la maggior parte delle committenze ottenute dagli scultori veronesi, esclusi pochi casi, come ad esempio il senese Giovanni Duprè (1817-1882), il veneziano Luigi Ferrari (1810-1894) o il romano Ettore Ferrari (1845-1929). Viceversa accadde che gli scultori veronesi, costretti spesso a trasferirsi per uscire da una situazione di provinciale chiusura, ebbero sul territorio nazionale e anche all'estero prestigiosi riconoscimenti. Se per esempio una delle firme ottocentesche più ricorrenti al Monumentale veronese, quella di Grazioso Spazzi (1816-1892), resta soprattutto in ambito veneto, come accadde anche per i suoi figli Carlo e Attilio, Salesio Pegrassi (1812-1879), capostipite di una prolifera bottega cittadina, divenne famoso in Inghilterra, lavorando al servizio della regina Vittoria; Alessandro Puttinati (1801-1872) si affermò in ambito milanese, mentre Giovanni Turrini (1841-1899) scelse di lavorare oltreoceano, dove ancora restano numerose sue testimonianze (New York, Philadelphia).

Nella seconda metà del XIX secolo il protagonista indiscusso, accanto ai giovani Spazzi, a Romeo Cristani (1855-1920) e Pietro Bordini (1854-1922), autori di numerosi monumenti celebrativi anche fuori dal recinto cimiteriale e dalle mura cittadine, è Ugo Zannoni (1836-1919): pur essendosi trasferito a Milano, le sue opere più significative si trovano al cimitero monumentale di Verona e si collocano nell'ambito di quel realismo che trovava nella classe sociale emergente i principali committenti. Nella celebrazione dei valori sociali borghesi, Zannoni si espresse con grande virtuosismo tecnico, giungendo a varcare le soglie del nuovo secolo.

Con l'ampliamento del recinto cimiteriale, nuovi spazi venivano offerti anche alla scultura novecentesca con una serie di protagonisti appartenenti per lo più sempre all'ambito locale (F. Girelli, T. Montini, N. Costantini, M. Salazzari, R. Banterle, E. Prati…) e piuttosto portati ad esprimersi all'interno di un linguaggio mai troppo spinto verso ricerche formali sperimentali, comunque con episodi di qualità e sintesi espressiva riscontrabili sia nella lavorazione del marmo e che nella fusione del bronzo; quest'ultima poteva oltretutto contare sulla presenza in città di numerose fonderie, polo di attrazione anche per molti maestri italiani e stranieri. Sebbene riposi nel sepolcreto veronese l'artista futurista Umberto Boccioni, il suo esempio d'avanguardia non influenzò gli scultori che lavorarono all'interno del cimitero
di
 
Maddalena Basso e Camilla Bertoni


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