Il cimitero di Crespi d'Adda

Il cimitero di Crespi d'Adda nacque da una specifica necessità: evitare che i cittadini dovessero percorrere circa otto chilometri per recarsi al camposanto di Canonica d'Adda, territorio su cui sorgevano allora parte del grande opificio e il rispettivo villaggio. Il confronto tra il Comune di Capriate e il Commendator Crespi per la costruzione di un cimitero unico per le due frazioni si protrasse per due anni, senza però trovare un accordo definitivo. La scelta di Crespi ricadde dunque sulla costruzione di un cimitero solo per la sua frazione, in un luogo che lui stesso considerava perfetto sia dal punto di vista dell'igiene che da quello del territorio.
Per la progettazione di questo monumentale e, per taluni aspetti, scenografico cimitero, il Commendator Crespi indette un pubblico concorso, nel giugno del 1896, per mezzo dell'Accademia di Brera di Milano. La commissione, presieduta da Carlo Ceppi di Torino, esaminò ventisette progetti fra i quali scelse quello realizzato dall'Architetto Gaetano Moretti, diplomatosi Professore di Disegno Architettonico a Brera nel 1883.
Nell'estate del 1905 ebbero inizio i lavori, in un luogo immerso nel verde poco lontano dalla confluenza fra i fiumi Adda e Brembo e raggiungibile attraverso un lungo viale piantumato a cipressi, che altro non è che il proseguimento dell'arteria principale del villaggio.
L'impatto visivo della totalità del cimitero è imponente, con il lato frontale occupato  dal gigantesco mausoleo della famiglia Crespi, sviluppato sopra una scalinata a tre piani ed in stile eclettico, che fonde elementi tratti da epoche storiche differenti (soprattutto orientali e classiche).
Dalla zona inferiore del mausoleo, a cui si accede attraverso una imponente scalinata a tre piani degradanti, si raggiunge il secondo ordine, preceduto da una ricca porta in bronzo che dà accesso alla cappella per le funzioni religiose ed alle scale discendenti alla cripta. Questa parte di edificio è coronata da motivi di are e di festoni; il livello superiore è ornato da tre statue che impersonano le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) ed il culmine del sepolcreto propone un dado sul quale, per ciascuno dei lati, è stato scolpito il simbolo della redenzione cristiana: la croce.
Intorno al mausoleo sorgono i vari "campi santi", delimitati da siepi di mirto molto curate che toglievano al luogo un po' della particolare malinconia e che davano, invece, un aspetto quasi da giardino all'italiana. Al loro interno vennero costruite le tombe (cippi in cemento e ceppo dell'Adda) per tutti gli abitanti del villaggio, mentre solo adiacenti alle mura cimiteriali i monumenti di chi aveva scelto una tomba più distinta (in questo caso non più offerta dalla ditta, ma costruita a proprie spese), tutti in pregiato marmo di Carrara e ricchi di interessanti epigrafi. Nella fascia centrale delle tombe vennero sepolti numerosi bambini, morti per epidemie di febbre spagnola (1919) e di gastroenterite (1928-1932).
Quello che quindi nacque per motivi di praticità, e da precise necessità congiunturali e strutturali, venne, in pieno "stile Crespi", trasformato e risolto con un qualcosa di "bello a vedersi".
 
Laura Mapelli

Incastonato nell'estrema punta meridionale dell'Isola Bergamasca, una porzione della provincia di Bergamo racchiusa fra i fiumi Adda e Brembo e le Prealpi a formare una vera e propria isola in piena Lombardia, il villaggio operaio di Crespi d'Adda rappresenta a tutt'oggi la più importante e suggestiva testimonianza dell'archeologia industriale in Italia. Fino agli anni Settanta dell'Ottocento in questa zona del Medio Corso dell'Adda non vi erano altro che boschi e colture, finché Cristoforo Benigno Crespi, figlio di un "tengitt" (tintore) di Busto Arsizio, decise di impiantare qui il proprio stabilimento tessile. Oltre 125 anni fa, nel luglio del 1878, gli operai cominciarono a produrre filati e tessuti pregiati nei capannoni della nuova fabbrica.
Crespi era in tutto e per tutto una piccola città moderna, un centro residenziale strutturato sul modello delle città giardino ottocentesche e dotato di servizi estremamente innovativi tra cui spiccavano l'illuminazione elettrica e la capillare rete idrica. Il villaggio operaio, portato a termine alla fine degli anni venti, si è mantenuto praticamente inalterato nel corso del tempo. Proprio per questo motivo è considerato un gioiello dell'archeologia industriale tanto che, nel 1995, l'Unesco ha deciso di inserire Crespi d'Adda nella World Heritage List, riconoscendone l'importanza storica ed architettonica. La cittadina può essere definita come una splendida e affascinante realizzazione in cui si intrecciano le esigenze di profitto, quelle filantropiche e le ambizioni di una famiglia di industriali "illuminati".

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