I cimiteri di Reggio Emilia

Fra i tesori più cospicui che la città può vantare vi sono certamente il Cimitero Suburbano e il Cimitero Ebraico, veri e propri musei all'aperto, testimonianza dell'evoluzione di gusti, sentimenti, tendenze culturali che si sono manifestate dai primi anni dell'Ottocento ad oggi.

IL CIMITERO SUBURBANO

Reggio Emilia adempie tra le prime in Italia al nuovo ordinamento cimiteriale previsto dall'Editto di Saint Cloud e, nel 1807, affida l'incarico del progetto a Domenico Marchelli. Il cimitero viene realizzato a partire dal 1808 con la costruzione del quadriportico ad arcate neoclassiche e della chiesa dedicata ai Santi Grisante e Daria, patroni della città. Il porticato è il nucleo più antico del cimitero e sotto le sue arcate custodisce il ricordo degli affetti pubblici e privati dell'Ottocento reggiano, in un disordine pittoresco e affascinante. È giunto fino a noi nelle sue forme originarie, percepibili solo dall'interno del campo: la facciata interna rispecchia abbastanza fedelmente il progetto originale dal quale si allontana solo per la diversa proporzione delle arcate. Nulla invece rimane visibile delle serene mura neoclassiche, nascoste dal fronte monumentale, realizzate nel 1931 su progetto di Prospero Sorgato ed inglobate nel perimetro dei campi esterni, acquisiti fin dal 1841, che si concludono con i colombari edificati dal 1902 contro il muro di levante del secondo campo, dietro al quale si conserva il cimitero protestante detto "degli svizzeri".

La chiesa, a navata unica con abside semicircolare, è l'unico esempio a Reggio Emilia di chiesa neoclassica. Di concezione molto semplice, senza altro ornamento che la purezza delle sue linee, è un oggetto architettonico concepito per essere visto solo dalla facciata principale e concentra su questo fronte tutte le cure del disegno.

All'interno dei campi si possono ammirare pregevoli sculture e dipinti che spesso si elevano rispetto ad una acritica produzione artigianale ed esprimono le tensioni di poetica dei singoli artisti (F. Camuncoli, P. Aleotti, C. Zironi, I. Bedotti, G. Fornaciari, G. Monteverde, R. Secchi, C. Manicardi, O. Galliani), ripercorrendo in un ideale parco elettivo il linguaggio artistico di oltre un secolo.

IL CIMITERO DEGLI EBREI

Nel novembre del 1808 la congregazione israelitica sceglie un luogo consono alla sepoltura dei propri morti in un'area vicina al cimitero suburbano, dove nello stesso anno viene sepolto Beniamino Foà, giovane nobile ebreo. La conformazione attuale è il risultato di un ampliamento del 1850 che ha diviso il cimitero in due recinti separati da un muro che era originariamente il lato orientale della cinta antica.

Dall'ingresso un vialetto in ghiaia collega i due comparti conducendo, in un percorso religioso simbolico, alla camera mortuaria il cui progetto è attribuito a Pietro Marchelli, figlio di Domenico, che ha sviluppato una morfologia compositiva simile a quella della sinagoga di via dell'Aquila.


Coccato e Mezzetti

GIESSE

Infortunistica Tossani

Scrigno del Cuore

TANEXPO