Dopo il restauro tornano nella chiesa di San Girolamo

Alla Certosa di Bologna, due importanti tele di Elisabetta e Giovan Andrea Sirani

Due importanti tele di Elisabetta e Giovan Andrea Sirani sono state restaurate da Maricetta Parlatore su incarico della Soprintendenza al Patrimonio Storico Artistico e Demoetnoantropologico di Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì e Rimini.

Si tratta di La cena in casa di Simone (1652), di Giovanni Andrea Sirani, e del Battesimo di Cristo (1658), della figlia Elisabetta, due tele di grandi proporzioni (cm. 500x350) che appartengono alla Chiesa di San Girolamo alla Certosa di Bologna.

IL RESTAURO
Il restauro ha consentito di valutare appieno le grandi qualità tecniche di padre e figlia. Caso raro, le due tele non erano mai state restaurate e quindi si sono presentate a noi così come le avevano lasciate i due artisti, con ancora visibili gli ultimi ritocchi apportati una volta posizionate sulle pareti. Nei circa tre secoli e mezzo le tele risultavano annerite dalla polvere e con qualche caduta di colore ma, sostanzialmente, in ottime condizioni. Merito dello stato conservativo va anche addebitato al supporto che è risultato, sia per le opere dei Sirani che per tutto il ciclo della chiesa, composto da una unica tela e non da più tele cucite insieme, come era consuetudine quando si dovevano raggiungere dimensioni ragguardevoli, sintomo dell'importanza che i frati Cartusiani assegnavano al ciclo di dipinti.

Per permettere ai cittadini una visione ravvicinata delle tele, le opere sono state presentate al pubblico, dal 9 al 18 maggio, nella Sala d'Ercole del Palazzo Comunale.

Questa possibilità, la prima dopo secoli e che resterà unica per lungo tempo, ha consentito di godere appieno della grande qualità della materia pittorica; più controllata e meditata quella di Giovan Andrea, più sciolta e materica quella di Elisabetta. Tra le curiosità va segnalata la scoperta di un pentimento di vaste proporzioni, nella tela di Giovan Andrea, nella figura di Cristo. Anche a occhio nudo (all'altezza del viso) è possibile vedere che il Cristo originariamente era spostato in maniera più decisa verso il centro e che doveva essere stato portato quasi a conclusione, visto che l'artista dovette stendere una vasta campitura di biacca per dipingervi sopra.

GLI ARTISTI
Giovan Andrea Sirani (1610-1670), esponente di primo piano della pittura barocca bolognese, fu allievo di Guido Reni. La commissione della tela della Certosa gli consentì di approdare al suo stile maturo e di dargli la piena affermazione nell'affollato ambiente artistico bolognese, dominato da pittori quali Tiarini, Albani, Guercino. Considerato sempre come un seguace - se non un imitatore - dello stile del suo maestro, desiderò sempre cercare di rinnovarsi alla ricerca di una non sempre riconosciuta originalità.

Elisabetta Sirani (1628-1665), figlia di Giovan Andrea, venne fin da adolescente instradata sulla via della pittura. Ed è a soli venti anni che i frati del convento di San Girolamo le commissionano il Battesimo di Cristo. Avere commissioni di tale importanza ancora adolescenti era di già una rarità, ancor più per una donna. Sono molto rari i casi di donne artista, e per lo più si applicavano a quelle che allora erano considerati arti "minori": oreficeria, miniature o dipinti di piccolo formato e di carattere devozionale. Grazie alle sue grandi capacità (e all'appoggio del conte Carlo Cesare Malvasia, amico carissimo del padre e autore tra l'altro della "Felsina Pittrice", testo fondamentale per la conoscenza della pittura bolognese), Elisabetta incontrò immediatamente il favore delle grandi famiglie nobili bolognesi e in seguito anche di commissioni provenienti dall'estero. La sua carriera venne stroncata a soli 27 anni di età: la sua morte repentina fece grande scalpore e fu creduta causata da avvelenamento, tanto che si istituì un processo che portò ad un nulla di fatto, visto che molto probabilmente la morte fu dovuta a malattia.

LA CHIESA DI SAN GEROLAMO
Attualmente la chiesa conserva integralmente tutta la decorazione pittorica e a stucco dall'altare maggiore, dovuta a Bartolomeo Cesi (databile alla fine dell'ultimo decennio del Cinquecento), nonché gli arredi, tra cui lo splendido coro intarsiato, risalente al 1539 e firmato da Biagio de Marchi.

Le tele dei due Sirani fanno parte del ciclo a tema cristologico che vennero commissionate ai più importanti pittori bolognesi dell'epoca, tanto da costituire un tassello fondamentale per la ricostruzione della temperie culturale del periodo.

Le tele furono commissionate, oltre che ai due Sirani, a Giovan Francesco Gessi (la Pesca Miracolosa, 1645; la Cacciata dei Mercanti dal Tempio, 1648), Giovanni Maria Galli Bibiena (Ascensione di Cristo, 1651), Lorenzo Pasinelli (Apparizione di Cristo alla Madre, 1657; Entrata di Cristo in Gerusalemme, 1658), Domenico Maria Canuti (Giudizio Finale, 1658) e al napoletano Nunzio Rossi (Natività,1644).

A questo ciclo si aggiungevano nelle cappelle le tele dei fratelli Ludovico e Agostino Carracci (tra queste la celebratissima Comunione di San Girolamo, 1591) e quella del Guercino (Visione di San Bruno, 1647) opere ora custodite nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. La completezza e l'importanza delle opere conservate nel monastero era tale da costituire una vera e propria summa della pittura barocca bolognese, e chi si recava a Bologna aveva tra le tappe obbligatorie una visita al convento.

Il complesso monastico venne fondato nel 1334 dall'Ordine Cartusiano, intitolato a San Girolamo, e nel 1367 si poterono ritenere conclusi i lavori di costruzione. Verso la fine del XVI secolo si apre una nuova intensa fase edilizia, che farà della Certosa uno dei più vasti e raffinati monasteri dell'Ordine. Tuttora, dopo duecento anni dalla soppressione del convento benedettino (1797) e la trasformazione in civico cimitero (1801), lo schema distributivo è ancora relativamente ben conservato e la chiesa, pur spogliata di molte delle opere più preziose, risulta essere una delle chiese più importanti di Bologna.
 
Roberto Martorelli

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