"Salome" di Richard Strauss

Un bacio oltre la morte

Uno degli aspetti più clamorosamente evidenti del costume moderno, almeno nelle nostre società occidentali, consiste nell'aver complessivamente reso socialmente accettabili, oltre che l'eros in generale, anche alcune pratiche erotiche tradizionalmente considerate devianti. Qualche problema tuttavia ancora sussiste con qualcuna di queste, ed è per esempio il caso, decisamente, della necrofilia. Di eros sono largamente pervase le versioni che la cultura tardoromantica e quella decadente diedero del personaggio di Salome, alle cui vicende originariamente accennano, in modo sintetico, i testi evangelici.
Al personaggio dedicarono le loro cure scrittori come Flaubert, Mallarmé, Oscar Wilde, ed è proprio alla versione di quest'ultimo che si rivolse Richard Strauss (1864-1949) quando decise di mettere in musica lo scabroso soggetto. Scabrosa è di sicuro la storia di Erodiade, cognata e illegittimamente moglie di Erode Antipa, donde le veementi accuse scagliate contro di lei dall'odiato profeta Jokanaan (Giovanni Battista), ma soprattutto il personaggio della sua giovanissima figlia Salome, dal cui fascino il patrigno (e non solo) è perversamente ammaliato. Ma è lei a sperimentare la violenza del desiderio verso il profeta, prigioniero del re; e di fronte al suo sdegnoso rifiuto, esigerà da Erode la testa di Jokanaan come ricompensa per la sensualissima "danza dei sette veli".
La musica non fa altro che intensificare l'atmosfera di torbido erotismo; ce n'era abbastanza, nel 1905, per suscitare un tipico succès de scandale, come confermarono nei decenni successivi il grande successo di pubblico appunto e le non rare iniziative censorie. Ma non è finita: abbiamo interrotto il nostro resoconto prima della scena cruciale in cui, al culmine di un allucinato, bellissimo monologo, Salome, che reca in mano la testa spiccata del profeta, canta nel parossismo dell'eccitazione "Perché non mi guardasti? Se tu mi avessi guardata, mi avresti amata. Lo so bene, mi avresti amata. E il mistero della morte è più grande del mistero dell'amore", e ne bacia avidamente la bocca sanguinante. E l'orrore del bacio necrofilo è troppo anche per il lussurioso Erode, che ordina alle sue guardie di ucciderla seppellendola sotto gli scudi.
L'opera è andata in scena alla Scala nel mese di marzo di quest'anno, sotto la direzione del giovane, ma da anni notissimo, maestro inglese Daniel Harding, e per la regia di Luc Bondy: si tratta di un allestimento, originariamente realizzato nel 1992 per il festival di Salisburgo, che dopo essere stato rappresentato con grande successo in tutto il mondo era andato però distrutto (misteri del mondo dell'opera!). Assai lodevole quindi l'idea del teatro milanese di "resuscitarlo": fra i principali motivi di interesse dello spettacolo scaligero si annoverano certamente le spettrali scenografie di Erich Wonder (postmoderne, forse, ma anche attente alle didascalie originali, come quando una malaugurante luna rossa fa filtrare la sua luce, presaga di morte, sull'ambiente) e soprattutto i movimenti scenici studiati da Bondy, favorito senza dubbio anche dalle cospicue qualità attoriali specialmente della protagonista, la bella ex campionessa di nuoto Nadja Michaels.
Col che passiamo a qualche accenno sul versante musicale dell'esecuzione, a partire dall'interessante concertazione di Harding, oggetto di valutazioni opposte basate paradossalmente sulla medesima motivazione, quella di aver privilegiato l'aspetto sinfonico della lussureggiante partitura. L'ottima compagnia di canto (Vermillion, Struckman, Brubaker, Klink) ha ben affiancato la protagonista, che ha ottimamente risolto le difficoltà vocali del temibile ruolo, ed ha mostrato le sue abilità coreutiche nella celebre danza dei sette veli, coreografata dalla bravissima Lucinda Childs in modo elegantemente astratto.
Dicevamo sopra delle qualità di attrice, oltre che di cantante, della Michaels: merito suo quindi, e di tutti i protagonisti della serata scaligera (e dell'autore, non dimentichiamo!), se gli spettatori, modernamente disincantati e non più tanto impressionati dall'idea delle tensioni erotiche di una adolescente, hanno provato ancora una volta un fremito nell'istante anche musicalmente culminante del bacio necrofilo.
 
Franco Bergamasco

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