L'amico del cuore

In tanti hanno elogiato le tue doti di imprenditore, che sono palesi a tutti e indiscutibili. Ma non è quello che mi interessa di te: per me eri e rimarrai sempre “l’amico del cuore”, quello che ho conosciuto nel novembre 1988 all’Hotel Baglioni di Firenze quando ci ritrovammo lì in occasione della costituzione di PCO Italia. La sala era stracolma ed eravamo entrambi appoggiati allo stipite della porta di ingresso: non ci eravamo mai visti prima e ascoltando un collega di Milano che dal podio parlava a vanvera mi rivolsi a te dicendo: “questo è un imbroglione”. Tu concordasti subito e l’anno dopo, con altri grandi amici, costituimmo il nuovo Consiglio Direttivo dell’Associazione alla quale, credendo fermamente nei principi che la ispiravano, abbiamo dedicato tanti anni della nostra vita. Decidemmo di indire tutti i mesi una riunione del direttivo: certo non era indispensabile, ma rappresentava una opportunità per vederci con regolarità e per cementare la nostra amicizia.
Gioivi quando ti telefonavo per annunciarti una mia venuta a Bologna, per invitarti a Ischia o perché stavo organizzando un educational. Quanti ne abbiamo fatti, in Italia e all’estero, abbinando momenti istituzionali ad altri di puro divertimento: ricordo una memorabile gita nelle Langhe per abboffarci, letteralmente, di tartufo; il viaggio in Messico quando “obbligammo” i nostri garbati ospiti a fare salti mortali per soddisfare richieste che, di giorno in giorno, divenivano sempre più esigenti; la missione in Guatemala dove, a vostra insaputa, portai te e i colleghi a conoscere una Funeral Home che, vista dall’esterno, tutti scambiaste per l’ennesimo hotel a cinque stelle che sovente “eravamo costretti” a visitare. Di momenti indimenticabili come questi ne potrei citare tantissimi altri, tutti puntualmente “immortalati” nelle riprese del nostro amico Ninni Pennino che mai abbiamo avuto il piacere di vedere, tanto da farci sospettare l’assenza della pellicola e da fare guadagnare a Ninni l’immeritato soprannome di “Fellini” …
 Quanto ti divertivi quando ti chiamavo in ufficio e con le tue impiegate che mi rispondevano al telefono mi spacciavo per un noto impresario funebre napoletano! Le ho riviste affrante il giorno del funerale, ma sono riuscito a farle sorridere rammentando questi episodi! Così come ho cercato di strappare un sorriso ai tuoi cari figli Sara e Alberto, e alla loro mamma, che ho potuto riabbracciare dopo tanti anni e con i quali abbiamo ricordato i tanti momenti felici trascorsi insieme.
Mi sei stato vicino anche nelle circostanze negative che accadono a tutti. Fosti tu a dirmi “Beppe, qualunque problema tu abbia non parlare con nessuno, ma solo con me e vedrai che riusciremo a risolverlo”. Grazie, Nino, per averti conosciuto e per avermi voluto bene come io ho voluto bene a te!
Non voglio dilungarmi oltre. Le pagine di questa rivista non sarebbero sufficienti a ricordare quello che abbiamo “combinato” con te, con Ninni Biallo, con Ninni Pennino e con Carmelo Pezzino: molti colleghi tacciavano di superficialità il nostro modo di vivere il lavoro, ma tutti, e tu per primo, abbiamo dimostrato di essere ottimi professionisti e di avere davvero contribuito allo sviluppo della nostra categoria. Non potrò mai dimenticare quando in Portogallo, seduti sulla panchina di un parco, davamo raccomandazioni … alla statua di Pessoa su come si sarebbe dovuto comportare; e resterà fra i miei ricordi più teneri la vacanza su una splendida barca a vela alla quale “costringesti” me, isolano poco amante del mare, ma alla quale mi assoggettai con gioia pur di trascorrere un periodo insieme.
Potrei continuare all’infinito, ma sono troppo affranto. Ciao Nino, amico del cuore!
 
Beppe Mattera


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