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Fiere

N. 8 - Settembre 2002 -> Articolo

QUELLO DELLA "MAMMA ED EX-MOGLIE" FENIOF

UN COMPORTAMENTO DISSENNATO

In un simpatico e divertente articolo, apparso su L'Informatore n° 6 di giugno 2002, un narratore, che chissà per quale motivo ha preferito restare anonimo, vestendo metaforicamente i panni di quella che lui definisce "mamma ed ex moglie", ci racconta una favoletta che vorrebbe fornire una attendibile ricostruzione storica della vita del "figlio" Tanexpo.
Le fiabe, come ben sapete, sono puri esercizi di fantasia che dovrebbero offrire, ai lettori di qualunque età, una "morale" utile per la vita di tutti i giorni, ma in questo caso una morale non c'è forse perché, se avrete voglia di seguirci in questo scherzo letterario lo capirete bene, la "mamma" in questione è proprio l'ultima a poter parlare di morale.
Dunque, c'era una volta… Tanti anni fa, per una casualità la cui origine può solo essere imputata al destino, papà e mamma si incontrarono.
La donna era un po' più anziana e navigata dell'uomo, un bravo ragazzo, un imprenditore serio, brillante ed emergente, di cui ella si invaghì, non sappiamo se colpita dalle sue qualità o dalla consapevolezza che questi potesse rappresentare l'ultima possibilità di mettere in salvo un patrimonio di famiglia che essa aveva scelleratamente dilapidato.
Il giovane si dette molto da fare, impegnando tutte le sue energie ed investendo propri capitali, ma alla fine la spuntò, restituendo alla donna grande tranquillità economica. Quel bravo ragazzo, forte dei suoi principi, non lesinò il suo impegno nel far crescere e nell'educare un bimbo, frutto di una relazione precedente della donna, che era stato completamente abbandonato al suo destino e che aveva intrapreso una cattiva strada.
Così la vita della coppia andò avanti per un po', in una routine quotidiana che vedeva l'uomo lavorare, lavorare, lavorare, e provvedere a tutte le necessità della famiglia, mentre la donna, neppure occupandosi delle incombenze domestiche, faceva grande vita mondana, in Italia ed all'estero. Non c'era complicità, fra i due, e non c'era neppure quella passione che è alla base di una felice vita di coppia.
La donna era molto ricercata, in società, un po' per il blasone della famiglia di origine, un po' per quella sua maliziosa capacità di seduzione che, al di là della totale assenza di contenuti e dal desiderio, appagato, di non impegnarsi in nulla, ostentava ripetutamente, flirtando con tutti e concedendosi a molti. Aveva perso di vista la dimensione della realtà, e credeva di essere onnipotente. In queste sue scorribande amorose, intraprese una relazione che ben presto fu di pubblico dominio, provocando la naturale reazione dell'uomo che, ferito, minacciò di tagliare i cordoni della borsa.
Sempre molto sensibile all'argomento denaro, la donna fece rapidamente ritorno a casa e, a sostegno di una promessa di cambiare finalmente vita, disse all'uomo: "Facciamo un figlio nostro, che ci leghi per sempre. Vedrai, sarò una moglie ed una mamma perfetta, e non ripeterò più gli errori del passato". Nacque così un bel bambino, ma nulla cambiò nel menage della coppia. Papà continuava a lavorare, mamma a non fare nulla, avanzando però sempre maggiori pretese economiche. L'uomo era molto fiero della propria paternità. Vedeva in questo bambino se stesso da giovane, e non volle fargli mancare proprio nulla.
Fu affidato ai migliori precettori, studiò le lingue ed iniziò a girare il mondo a fianco del padre, crebbe vivace ed intraprendente, pronto a ripagare il genitore di tutti i sacrifici sostenuti e del grande affetto che questi aveva riversato su di lui. E la mamma? Assolutamente inesistente, dedita ad una vita dissoluta, mai partecipe dell'educazione del ragazzo, ma sempre pronta ad arrogarsi il merito dei successi del giovanotto ed a spillare quattrini al papà.
L'uomo e la donna faticavano a comunicare.
Lui sempre più proiettato a dare il massimo a questo brillante ragazzone, lei, gelosa del rapporto che si era instaurato fra i due, sempre più assente, pronta a spargere veleni e a fare l'occhiolino a questo e a quello, in un patetico tentativo di non perdere il centro della ribalta. Ma ormai, grazie anche alla cattiva fama che si era guadagnata, pochi le prestavano attenzione. Un bel giorno, messo da parte un congruo gruzzoletto, frutto del lavoro dell'uomo, stanca di un confronto che la vedeva sempre più perdente, la donna, in un impeto di orgoglio, lasciò la casa, sbattendo la porta, e rifiutò ogni contatto con il figlio, disconoscendone addirittura, contro ogni logica della natura, la maternità.
Tentò di riguadagnare i salotti buoni che era avvezza frequentare, ma pochi le diedero conto; tentò di apparire nuovamente seducente, ma, appesantita dagli stravizi e dagli anni, ed ancorata ad un modo di pensare unanimemente giudicato arcaico, non riusciva a reggere il confronto con le signore di oggi; divenne cupa, triste, arrogante, per niente pentita della sua dissennatezza e vogliosa di vendicarsi contro tutto e tutti.
Si ricordò allora di avere un primo figlio, per anni dimenticato ed abbandonato al suo destino. Decise di investire su di lui tutte le sue speranze di riscossa, ma il giovanotto, senza né arte né parte, non sa dove sbattere la testa per assecondare le velleità della madre e paga, agli occhi del mondo, il confronto con il fratello, da tutti stimato ed apprezzato.
Il finale della storia è ancora tutto da scrivere e sarà determinato dagli eventi dei prossimi mesi. Ma su di un punto riteniamo di poter essere d'accordo con il nostro anonimo narratore, e cioè sulla speranza, utopistica e a nostro avviso abbastanza improbabile, che, messi da parte incomprensioni e rancori, la mamma, rinsavita, approfitti dello spiraglio che il papà ha ancora lasciato aperto e torni a casa, questa volta davvero e per sempre. Per il bene della famiglia.
CARMELO PEZZINO
Scrigno del Cuore
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