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Fiere

N. 5 - Maggio 2007 -> Monumenti funerari

ALLA CERTOSA DI BOLOGNA

IL RESTAURO DELLA TOMBA DI ANGELO MINGHETTI

Il monumento funebre ad Angelo Minghetti (1822-1885), fondatore dell'omonima manifattura ceramica bolognese, è stato restaurato dopo i danni subiti nel 1992. Posta nel Chiostro VII della Certosa di Bologna, la tomba è caratterizzata da un busto del Minghetti eseguito dallo scultore Alessandro Massarenti (1846-1923). L'opera fu fortemente voluta dai figli di Angelo Minghetti, Gennaro e Arturo, che la fecero realizzare nel 1892. È interamente in ceramica maiolicata dalla caratteristica bicromia in bianco e azzurro in stile robbiano. La scultura veristica raffigurante il Minghetti poggia su un basamento ornato da putti; l'edicola che la contiene è sormontata da una lunetta con Madonna e Bambino circondati anch'essi da putti.
A causa di furti nei primi anni '90 l'opera fu privata delle colonnine laterali e dei piatti policromi contenenti lo stemma della famiglia e il marchio della manifattura Minghetti, che sono stati ricostruiti. Ora, dopo il restauro, l'opera è protetta da un vetro antiproiettile con impianto di allarme antintrusione, che ne permette una buona leggibilità. I lavori, autorizzati dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e dalla Soprintendenza per il Patrimonio Storico, sono stati eseguiti da Daniele Angellotto dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze; direttore dei lavori l'Ing. Giovanni Santi, erede del Minghetti. La ricostruzione delle colonne è stata affidata allo scultore Giuseppe Mariotti di Arezzo che le ha realizzate grazie all'attento lavoro di Araldo ed Alessio Giannoni delle Ceramiche Giotto di Monte San Savino. La decorazione delle formelle è stata eseguita da Ombretta Castelli della Bottega della Ceramica di Bologna.
LE CERAMICHE MINGHETTI A BOLOGNA

Nel 1858 Angelo Minghetti apre a Bologna, presso il Palazzo Pepoli, una manifattura di maioliche artistiche ispirate allo stile neorinascimentale. La sua produzione è presto conosciuta in tutto il mondo: le maioliche artistiche Minghetti di fine ‘800 ed inizio ‘900 sono inconfondibili per i decori a grottesche e a raffaellesche, per i putti e per i draghi alati, per i giochi di colore azzurro, verde chiaro e giallo su fondo bianco. Famoso è il servizio realizzato nel 1888 per il francese Antonio d'Orleans, Duca di Montpensier, composto all'origine da novecento pezzi, modellati per la parte scultorea da Alessandro Massarenti. I Minghetti parteciparono alle più importanti manifestazioni italiane ed estere tra le quali l'Esposizione della Agricoltura Industriale a Bologna, la International Exhibition of World a Londra, la Mostra Internazionale di Vienna e, nel 1878, l'Esposizione Universale di Parigi.
Nel 1885 Angelo Minghetti muore e gli succedono i figli Gennaro e Arturo. Il primo si specializza nel decoro a grottesche, il secondo nella pittura di figure e di paesaggi. Gennaro insegna anche alla scuola di Faenza e stringe buoni rapporti con il suo fondatore Gaetano Ballardini. La figlia Cesira sposa Cesare Zanichelli, figlio di Nicola, fondatore dell'omonima Casa Editrice.
Ai circa 30 lavoranti si affiancano artisti locali, quasi tutti insegnanti delle Accademie di Belle Arti, quali ad esempio Massarenti, Colombarini, Pasqualini, Carpigiani e Vincenzi per la scultura e Scabia, Lambertini, Corticelli, Zagni e Santi per la pittura.
All'inizio del ‘900 entrano a far parte della Fabbrica anche i figli di Gennaro e di Arturo: Angelo, figlio di Gennaro, diplomato in scultura, Aurelio, che diverrà un apprezzato critico d'arte, e le figlie Margherita e Itala che divengono abili decoratrici insieme alle figlie di Arturo, Eleonora e Laura. La produzione media era di circa 4.000 pezzi l'anno e l'argilla chiara era fornita dalle cave di Paderno, oggi completamente esaurite.
Nel 1925 muore Gennaro e nel 1930 lasciano la Fabbrica la figlia di Gennaro Itala e il marito Luigi Santi. Rimane il prof. Alcino Cesari che nel 1962 cede la Fabbrica e il negozio di Piazza Galvani alla moglie Dora Vicoli. Nel 1967 cessa l'attività della Fabbrica e nel 1989 chiude anche il negozio.

IL MONUMENTO MINGHETTI ALLA CERTOSA DI BOLOGNA

Nel 1892, in onore dei genitori Angelo e Carolina Fava, Gennaro e Arturo Minghetti fecero innalzare sulla loro tomba, nel Claustro VII della Certosa di Bologna, un pregevole monumento, affidando l'esecuzione delle rilevanti opere di scultura ad Alessandro Massarenti (1846-1923), docente presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna.
L'opera è stata eseguita interamente in maiolica bianca su sfondo azzurro, ispirandosi quindi alle ceramiche robbiane, con inserite due formelle rotonde con stemmi, che furono rubate nel 1992, e con un serto di fiori policromi che ravvivano il monumento, rendendolo in tal modo molto godibile rispetto a tutti i monumenti funebri in marmo o in bronzo del Claustro ed eccezionale, essendo fra i pochissimi in ceramica policroma dell'intera Certosa come, ad esempio, quello pure pregevole della Cappella Talon.
Nella parte superiore è inserita, in una lunetta, una Madonna che abbraccia affettuosamente il Figlioletto con attorno quattro cherubini sorridenti; il tutto su fondo azzurro e in stile robbiano. La lunetta è sostenuta da un architrave decorato con agili e delicati bassorilievi di girali con foglie più rilevate verso il centro, dove è posto un altorilievo a forma di conchiglia.
Nella parte centrale, l'architrave è sostenuto da due colonnine laterali decorate in modo originale, rispetto allo stile rinascimentale, con bassorilievi, analoghi a quelli dell'architrave, che rappresentano candelabre attorno alle quali sono disposti girali con foglie molto ben rilevate (da notare i draghi posti in basso - spesso utilizzati dai Minghetti nelle loro grottesche - e una piccola lumaca alata nella colonna destra, davvero singolare). Al centro di questa sezione è collocato il busto di Angelo Minghetti, dotato di un non comune carattere veristico che risalta nella forza espressiva dello sguardo e nella vigorosa mano destra modellata da vero artista. Il busto si evidenzia con effetto di particolare freschezza sul fondo cobalto delle piastrelle. Più in alto, ai lati erano collocate le due formelle, una con il marchio di fabbrica e l'altra con lo stemma araldico dei Minghetti.
Nella parte inferiore è modellato un ampio banco, sul cui ripiano orizzontale appoggiavano le colonnine e su cui è posto il busto di Angelo. Sul fronte del banco vi sono due deliziosi putti che sorreggono il ricco serto di fiori policromi. Come modelli posarono i figli di Gennaro, Aurelio e Margherita.
"Nella parte superiore si vede una Madonna in atteggiamento dolcissimo circondata da quattro visi d'angelo; nella parte centrale domina il busto di Angelo: il suo viso è fiero e sembra che ci guardi; in basso due putti sostengono una ghirlanda di fiori policromi. Il monumento è una vera opera d'arte e lo straordinario è che, pur trattandosi di una tomba, il senso del dolore è superato dalla serenità che deriva dall'insieme delle forme e dei colori"
(Nicoletta Barberini e Matilde Conti, Ceramiche Artistiche Minghetti, editore Bolelli, 1994).



ALESSANDRO MASSARENTI
(Minerbio 1846 - Ravenna 1923)

Frequentò l'Accademia di Belle Arti di Bologna e riuscì a distinguersi dallo stile rigorosamente neoclassico dei suoi maestri Salvino Salvini e Massimiliano Putti, senza aderire al verismo di moda in quei tempi nella scultura e rappresentato a Bologna da Monari e Giungi. Fu residente a Ravenna dove insegnò scultura presso l'Accademia di Belle Arti. Iniziò presto a scolpire opere di grande qualità plastica ottenendo l'autorevole apprezzamento di importanti studiosi del mondo artistico. Le sue opere si distinsero per la particolare leggerezza e per la duttilità con cui seppe trattare materiali diversi: marmo, bronzo e ceramica. Nella Certosa di Bologna scolpì, oltre alla Tomba Minghetti in ceramica, due tombe in marmo (la Tomba Zanichelli e il Cippo Cornacchia, entrambe nel Chiostro VII sud) e la Tomba Spettoli, in marmo e bronzo, nel Chiostro VI sud.

Nino Leanza
1950-2014

Conference Service ha perso il suo visionario fondatore e il mondo imprenditoriale ha perso un combattente.

Chi lo ha conosciuto ha perso un amico, una fonte d’ispirazione e un trascinatore.

Nino ci lascia il coraggio di affrontare la vita e di guardare avanti, perché c’è sempre un nuovo progetto da pensare, creare e realizzare.

Ciao Papà
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